Una giornata da brividi nel pieno rispetto della tradizione laziale dove nulla può essere normale, nemmeno perdere la terza partita di una stagione finora con più luci che ombre. Oddo e Liverani criticano la squadra per la prova incolore contro la Reggina, Di Canio risponde, predica umiltà, accusa i compagni senza intenti denigratori ma con troppa veemenza per quelle che erano state le frasi dei protagonisti del ko sullo Stretto. Ieri la pace con un comunicato congiunto dei tre giocatori per ribadire la finalità positiva delle rispettive dichiarazioni. Prima del nuovo idillio, quasi un'ora di colloquio tra l'allenatore e il gruppo, un faccia a faccia per stemperare gli animi, per chiarire le rispettive posizioni. Che poi sono le stesse per il bene comune. Insomma quello che tutti i tifosi di buon senso avrebbero voluto da subito per evitare un'inutile ping-pong dialettico tra i tre calciatori simbolo della squadra. Ora tutto è a posto per la gioia dell'allenatore che deve rimettere insieme i cocci dopo una sconfitta più dura di quanto si pensasse. Quindici punti in classifica sono un bottino rassicurante e forse al di sopra delle possibilità iniziali della Lazio. Quindi è meglio tralasciare lo stop nella terra di Scilla, meglio pensare all'Inter, al riscatto immediato per riprendere la corsa in classifica e lasciarsi alle spalle le polemiche del dopo-gara. Le parole di Oddo, Liverani e Di Canio tranquilizzano la piazza che temeva di essere ripiombata in vecchi problemi. Ma il gruppo è sano, c'è tanta voglia di sovvertire il pronostico della vigilia che vede la Lazio a metà classifica. Dopo ieri ne sono tutti più convinti anche se qualche scricchiolio funesto rimane più per la prestazione della squadra che per il resto. Tra qualche giorno la prima risposta contro la corazzata di Moratti ma solo il tempo dirà se era tutto uno scherzo oppure solo un tentativo malriuscito di resuscitare l'orgoglio di giocatori che più di questo non possono proprio fare.
L'impossibilità
di essere normali nel mondo Lazio