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PORTO-INTER

Naufragio nerazzurroUn'autorete di Materazzi e McCarthy decidono la sfida

Unica consolazione, il primato nella classifica del girone H della Champions, non messo in discussione dai risultati di ieri. Mancini è in vena di sorprese e schiera una sola punta: invece degli annunciati Adriano e Recoba scende in campo Cruz. Ne guadagna (in uomini) il centrocampo, infoltito dalla contemporanea presenza di Veron, Pizarro e Cambiasso (con Figo e Solari ai lati). Scelta cervellotica, se vogliamo, visto che la linea mediana del Porto, schierata a tre, sarebbe risultata in inferiorità anche se il tecnico nerazzurro avesse usato il modulo tipo (4-4-2). Il Porto ha l'acqua alla gola, ha perso le prime due sfide di Champions, e stavolta ci mette quel cipiglio che nell'occasione manca invece ai nerazzurri. Il Porto si fa pericoloso al 9', quando McCarthy, da posizione favorevole al limite dell'area piccola, ciabatta alto in mischia. Quaresma scompiglia la fascia sinistra, causando grattacapi a Cordoba; l'Inter trova un'occasione d'oro al 20': Cruz si presenta davanti a Vitor Baia, ma gli tira sul piede. Di lì a poco, Materazzi fa il patatrac: è il 22' quando il centrale difensivo interviene goffamente su un pallone spiovente da sinistra e col tacco infila la sfera alle spalle di Julio Cesar. Il difensore ci resta male, ma sa reagire all'incidente di percorso, al contrario dell'Inter, che invece proprio non trova il bandolo. E allora i padroni di casa si inventano il raddoppio. McCarthy, per la precisione: al 35' il sudafricano batte da 25 metri una punizione sulla barriera nerazzurra, la palla gli ritorna sul destro e lui tira di controbalzo. La conclusione andrebbe fuori, se strada facendo la sfera non trovasse una leggera ma decisiva deviazione di Veron. 2-0 e buonanotte. Bisogna aspettare la ripresa per vedere una reazione dell'Inter. Al 4' Favalli e Cambiasso si ostacolano a un passo dalla porta di Vitor Baia. Una scossa la dà Recoba, che rileva Pizarro e regala qualche giocata: una al 18', per esempio, quando da sinistra mette una palla magnifica sulla testa di Figo che si avventa sul secondo palo e da dieci centimetri incorna proprio sul legno. Entra anche Adriano (per Solari), ma non incide troppo. Anzi, il suo ingresso lascia il centrocampo nerazzurro più sguarnito e in ambasce di fronte ai comunque poco efficaci (e meno male) contropiede lusitani. Finisce così, senza più squilli, senza più motivi, senza più alibi.

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