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Roma senza difesa

Basta guardare i numeri, freddi finchè si vuole ma incontestabili, che dicono come quella che dovrebbe essere una delle pretendenti allo scudetto ad oggi ha collezionato una vittoria, sudata e dopo un supplementare contro Reggio Emilia, e due sconfitte. L'ultima di queste è quella maturata contro la Snaidero Udine, 82-74, che dopo Livorno ha beneficiato dell'effetto taumaturgico degli sconclusionati uomini di Pesic. Anche lui colpevole quanto i suoi, visto che le evidenti difficoltà della squadra nel mettere assieme una pallacanestro almeno guardabile non possono che essere riconducibili anche al manico. Non è tempo né di processi sommari né di affrettate conclusioni, ma è evidente come il presidente Toti avrà bisogno di convincenti spiegazioni e rapide assicurazioni dopo tutte le attese che hanno accompagnato l'inizio di questa stagione, visti gli sforzi compiuti dalla società per accontentare il tecnico. Che giustamente lamenta ancora l'assenza dell'ultimo extracomunitario (ed è bene interrogarsi se più d'un lungo non serva un esterno con grandi doti balistiche dalla lunga) ma che ha avallato gli acquisti dell'eccellente Bodiroga, ancora una volta il migliore assieme a Van den Spiegel (10 punti e 10 rimbalzi per il belga), e di Ilievski, incapace di incidere e senza personalità. Ma il macedone è in buona compagnia nell'andare dietro ala lavagna, perchè Righetti è tornato ad essere l'elogio dell'inconsistenza e David Hawkins continua a spadellare senza soluzione di continuità. E se Tonolli, vista la tonicità mostrata, meriterebbe più minuti e fiducia, Helliwell è invece tornato ad essere quel simpatico ed inutile gregarione che dovrebbe frequentare più la panca che il campo. Così, in questo quadro buio, la Virtus ha prodotto contro Udine, alla ricerca dei primi punti in campionato, una partita dove ha trotterellato per 20', chiudendo avanti 35-36 i primi 20', per venire poi spazzata via dalla seratona di Sekunda (24 punti e 7 rimbalzi), dalla solidità di Mian (mortifero con il suo 3/7 da campo) e da un giocatore come Vetoulas, antitesi dell'atleta (difficile credere che salti più d'un centimetro) ma che ha insaccato punti determinanti per chiudere i giochi. Così, malinconicamente, dopo aver raggiunto Udine sul 63-63, Roma ha insaccato triple a ripetizione (Vetoulas, Sekunda ed Hill, l'unica della sua gara) per la suicida scelta di Pesic di restare schierata a zona. Sulla Virtus il cielo ha cominciato a diventare grigio e se non si svolterà rapidamente la grandinata, con le sfide con Varese e la Benetton alle porte, sembra assicurata.

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