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FarsaTyson

Per la verità avrebbe dovuto concludersi già tre anni fa quando Lennox Lewis gli inflisse un brutale k.o. Purtroppo Tyson è diventato schiavo della sua popolarità e dei suoi debiti. Poiché la sua presenza sul ring, come è stato dimostrato l'altra notte a Washington, è in grado di produrre buoni affari al botteghino e soprattutto nella vendita dei diritti TV, Tyson ha disputato altri tre incontri. Una farsa contro tale Etienne, quindi due match contro due avversari scelti con molta cautela ma non disposti a farsi abbattere dall'ex campione. Demolito impietosamente in quattro rounds dall'inglese Danny Thomas, in questa occasione Tyson si è arreso alla fine della sesta ripresa di fronte all'irlandese Kevin McBride. Tyson aveva anche avuto qualche buon momento soprattutto nel quarto e nel quinto round ma proprio allo scadere della sesta ripresa, ormai esausto, privo di volontà e di energie, è finito al tappeto ed è stato contato dall'arbitro, l'esperto Joe Cortez. E' stato allora che Jeff Fenex, l'ex campione australiano dei piuma che da qualche tempo allenava Tyson, ha segnalato all'arbitro che il suo pugile non avrebbe proseguito l'incontro. Ufficialmente l'incontro va in archivio con una vittoria per k.o.tecnico per McBride che probabilmente sfrutterà questa opportunità ottenendo un incontro per una delle quattro corone disponibili sul mercato. Mai dire mai, ma per la prima volta Tyson ha manifestato già nelle prime parole proununciate sul ring l'intenzione di non voler più combattere. ìIl mio cuore ed il mio fisico mi hanno fatto capire che questo mondo non mi appartiene più. L'unica ragione per la quale ho accettato questo incontro è perché avevo bisogno di soldi «to pay my bills» (per pagare i miei debiti). Una così onesta, ancorchè tardiva, dichiarazione rende inutile qualsiasi tentativo di spiegare in termini pugilistici quello che è accaduto sul ring di Washington. All'inizio di ogni ripresa Tyson cercava di prendere l'iniziativa ma dopo la prima o la seconda serie si spegneva e subiva la tattica del suo avversario, che cercava di sfruttare il suo maggior peso e la sua maggiore altezza. C'erano 20 chili e 20 centimetri di differenza ma non è qui che vanno cercate le ragioni del crollo di Tyson. Quasi sempre nella sua carriera Tyson ha dovuto affrontare avversari più alti e spesso anche più pesanti ma sono personalmente convinto che oltre gli 85 kg le misure ed il peso non sono fattori decisivi. Durante l'incontro Tyson ha anche tentato, con una presa da lotta libera, di torcare il braccio sinistro del suo avversario. Non è mancata nemmeno una vistosa testata che ha aperto una profonda ferita all'arcata sopraccigliare di McBride, episodi che mi hanno ricordato il famoso colpo dell'orecchio nella seconda sfida con Evander Holyfield. In certe situazioni l'istinto primitivo di Tyson lo induce ad usare qualsiasi mezzo per prevalere sul proprio antagonista, esattamente come accadrebbe in una zuffa senza regole, in una rissa stradale. Ora si tratta di vedere se Tyson avrà la forza di resistere alle offerte che inevitabilmente gli saranno fatte. In passato non aveva mai dichiarato di volere definitivamente abbandonare la boxe, questa volta è stato molto chiaro. Gli auguro di saper mantenere la parola.

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