Un segno di rinascita, gli ultimi palpiti risolti in positivo e perfino un piccolo sogno di gloria, la finale della Coppa Italia: che significa comunque, vada come vada, un posto assicurato in Europa, e sia pure nella meno nobile delle due competizioni continentali. Questo trofeo, la Roma lo ha sollevato al cielo per sette volte, la prima quarantuno anni fa nella doppia finale con il Torino, sconfitto sul suo campo da un gol di Nicolè, a godersi il trionfo un Juan Carlos Lorenzo appena arrivato, dopo l'addio di Mirò che a stagione avviata aveva sostituito Alfredo Foni. L'ultimo sigillo rimane quello del 1991, Ottavio Bianchi al timone, decisivo il 3-1 dell'andata contro la Sampdoria fresca campione d'Italia frenata sul pari nel tentativo di rimonta a Marassi. Non altrettanta familiarità con questo torneo ha invece l'Inter, vittoriosa appena in tre edizioni, poche in relazione alla storia e alle tradizioni del club nerazzurro. Tuttavia, anche se la Coppa Italia ha regalato in passato finali sorprendenti e anche se l'Inter manca da ben quarantatrè anni l'appuntamento con la vittoria, la logica sembra suggerire un pronostico a senso unico. Non soltanto perché la Roma ha fieramente deluso in campionato e in Champions League, raggiungendo una sofferta salvezza soltanto al penultimo turno, ma perché l'Inter, squadra meno battuta del campionato e relegata a comprimaria dall'impressionante sequela di pareggi, ha giocato un girone di ritorno da grande protagonista, ipotecando presto un terzo posto mai da nessuno insidiato fino al termine. Molto, si è lamentata, la società milanese, per quelle assurde convocazioni dei suoi nazionali per eventi non soltanto non ufficiali, ma anche ampiamente svalutati sul piano dell'interesse. Però, per il match di andata che questa sera sarà ospitato da un Olimpico strapieno, è riuscita a recuperare i suoi pezzi da novanta: e non penso che un allenatore possa piangere più di tanto se Vieri ha problemi fisici, una volta che in attacco può presentare, accanto all'imperatore Adriano, quel Martins che le castagne dal fuoco ha saputo togliere spesso, in Italia e in Europa. Del resto, se bastassero le cifre a delineare le previsioni, la classifica avrebbe accenti addirittura impietosi per la Roma, un abisso a fine campionato nei confronti degli attuali rivali. Ma gli scontri a eliminazione diretta, e sia pure in due episodi, raccontano spesso una storia a se stante; così che è giusto, per il tifo romanista, guardare con fondate speranze a un nuovo miracolo, una volta superato l'ostacolo dell'Udinese che appariva altrettanto arduo. Significherebbe, stravolgere il pronostico, un altro raggio di sole in casa giallorossa dopo quello regalato dai ragazzi di Alberto De Rossi, campioni d'Italia nonostante l'handicap anagrafico e l'esigenza di aver dovuto cedere tanti gioiellini alla prima squadra. In attesa di Spalletti, o magari di qualcun altro, sarà ancora Bruno Conti a gestire l'emergenza, con un centrocampo privo di De Rossi e Aquilani e con l'immancabile interrogatico sul tridente, una volta accertata la disponibilità di Totti, Cassano e Montella. Probabile però che sia l'aeroplanino a partire dalla panchina, anche perché la difesa avrà bisogno di protezione contro l'esplosività delle punte interiste, micidiali in spazi dilatati. Arbitrerà Collina, che molto dovremo rimpiangere, si giocherà in orario portoghese, perché la Rai, alla quale tutti siamo obbligati a pagare il canone, non ha due reti da dedicare alla finale di Coppa Italia e alla Formula Uno. E poi piangono sui Mondiali perduti.
Coppa salva-stagione
Roma all'Olimpico con l'Inter per la finale d'andata di Coppa Italia: (Rai1 ore 21.30)