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La griffe, inconfondibile, è di Angelo Peruzzi, uno che le cose ama dirle senza ipocrisia. Celebrata la salvezza, lo sguardo è già proiettato verso il futuro. In archivio non sono finite le polemiche, gli attriti di una stagione vissuta pericolosamente. Soprattutto nello spogliatoio. Come domenica, appunto. Ultimo anello d'una catena infinita, da Caso a Papadopulo, il filone è sempre stato quello. Dissidi, malumori, screzi. Lo sputo di Cesar a Giannichedda, un intervallo agitato con un faccia a faccia tra Dabo e il brasiliano, anticamera della sostituzione del portiere. «Sono uscito perché avevo male a una caviglia», recita la versione ufficiale del numero uno, ieri premiato al Circolo Canottieri Aniene dall'Ussi. E poi la spiegazione. «C'era troppo nervosismo, anche se sono cose che succedono non è giusto, perché era l'ultima partita ed era in palio la salvezza. Certo che lo sputo di Cesar a Giannichedda non mi è piaciuto affatto: mai vista una cosa simile nella mia carriera». Peruzzi non ha fatto niente per nascondere la propria insofferenza nei confronti del brasiliano, come altri compagni (Giannichedda non è neanche rientrato nello spogliatoio alla fine del primo tempo, ndr), ma il malumore ha radici più profonde. «Qualcuno nel corso della stagione ha anteposto gli interessi personali a quelli collettivi. Non si può andare avanti così, l'anno prossimo, al di là dell'obiettivo da raggiungere bisognerà costruire un gruppo unito. I panni sporchi si lavano in famiglia, non è bello trovare certe cose sui giornali». Un riferimento che non è circoscritto all'episodio di Palermo. Un problema tra leader all'interno del gruppo, un qualcosa nato già dopo la trasferta di Parma: non sono piaciuti certi messaggi incrociati, qualcuno poi non ha mai digerito il peso specifico di Paolo Di Canio (difeso dal portiere, «non . Problemi da sotterrare in vista di un'altra stagione che si preannuncia ricca di insidie. «Non so se punteremo alla salvezza o all'Uefa, non so se rimarrà Papadopulo, anche se gli era stato chiesto la permanenza in A e mi sembra che l'abbia ottenuta. Sono considerazioni che spettano al presidente. Posso dirvi che non mi sembra una buona idea partecipare all'Intertoto, perché potrebbe condizionare un'intera stagione. A gennaio saremmo già stanchi». Chiaro e preciso, anche in questa direzione. Come sul suo futuro. «Ho altri due anni di contratto (nell'ultima stagione la Lazio avrà la facoltà di poter rescindere l'intesa) ma non ho certezze, nel senso che il mercato può riservare sorprese di ogni tipo. Io alla Roma? Non ho avuto contatti ma non si possono escludere». L'estremo difensore ha anche meditato di mollare, di lasciare la scena: un ritiro anticipato, spia di malumore, di rabbia. Cambierà idea e rimarrà a difendere la porta biancoceleste, alla fine. Anche perché è in arrivo la convocazione azzurra per la tournèe in Canada e Stati Uniti: insieme a lui Lippi dovrebbe chiamare anche Zauri, Giannichedda e Massimo Oddo. Se ne andrà Sereni, che potrebbe rientrare anche nel mirino del Milan, a caccia del dopo-Abbiati e del vice-Dida. Come secondo potrebbe spuntare il nome di Castellazzi del Brescia, ma resiste la candidatura di Frezzolini del Modena.

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