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Gioachino Belli, gli "scartati" e un caffé a Sant'Eustachio

Gioacchino Belli, gli "scartati" e un caffé a San'Eustachio

Cosa c’entra la celebre chiesa dedicata al Martire Eustachio con uno dei più grandi poeti della nostra storia? E chi sono gli “scartati santi”? Che cosa li lega al Belli? Se avrete pazienza, scoprirete le infinite connessioni che solo Roma ha l’opportunità di donare. In fondo, basta camminare per le sue strade e viverla. E arrivare alla fine dell’articolo come fosse una passeggiata.

Chi non è mai stato al celebre caffè di Sant’Eustachio, a godersi un sublime caffè in uno dei luoghi più suggestivi di Roma, tra piazza Navona, il Pantheon e il Senato della Repubblica, a cavallo tra rioni che hanno segnato la storia di Roma e che sempre più si sono svuotati di tradizioni di cui non vogliamo vedere più il senso? Perché il “senso” viene emanato da quei palazzi così antichi e con centinaia di storie da raccontare, camminando in silenzio. 

Purtroppo molti di noi si accontentano del “momento-paccottiglia”, di una liturgia vuota, con itinerari fissi e ormai targetizzati: che senso ha sedersi al tavolino di un bar in mezzo ai turisti americani e pagare un caffè (ottimo) 3 euro? Non per fare il moralista, ma almeno dopo esserselo preso varrebbe la pena di girarsi intorno. O di cambiare città, ce ne sono così tante nel mondo. 

A pochi passi dal famoso bar, vi è una meravigliosa chiesa dedicata al Santo Martire Eustachio, e una comunità portata avanti da un sacerdote ottantunenne dal cuore di Leone, un uomo che sprizza vita da tutti i pori e dotato di carismi eccezionali: Don Pietro Sigurani. È riduttivo definirlo sacerdote, posso dire solo che è un uomo di Dio, che fa avvicinare realmente all’altro (e quindi a Cristo) e rende il Vangelo un esercizio di vita costante, unendo ai suoi sopracitati carismi una capacità oratoria e una conoscenza delle cose che ne fanno un essere umano unico, una guida spirituale a cui volere bene dal cuore. 

In un luogo così “ben frequentato”, abitato da persone molto ricche e facoltose, “bazzicato” da politiconi, potenti prelati e imprenditori, ha saputo semplicemente aprire le porte della sua chiesa a tutti. Ma soprattutto ai poveri, allestendo una mensa al suo interno. 

Tornando al filo conduttore di questi nostri ragionamenti, il grande Don ha riedificato una cappella all’interno di Sant’Eustachio e l’ha dedicata agli scartati Santi. Che sono solo l’altra faccia della medaglia dei Santi scartati. Il più celebre? Proprio Gesù Cristo, crocefisso fuori dalle mura della città, morte che si comminava per l’appunto alla più turpe monnezza. E Sant’Eustachio, il “Placidus” romano convertito, che fu martirizzato e di certo placidamente non morì. Dato in pasto alle fiere nel Colosseo a causa della sua fede, fu risparmiato miracolosamente dalle bestie e quindi fuso dentro un bue di bronzo. 

Gli scartati Santi sono gli esseri umani a cui nemmeno dedichiamo un pensiero, ma che sono in prima fila al banchetto della Vigna del Signore: i santi giovani usati come manovalanza dalla malavita, i santi giovani vittime del bullismo, i santi giovani derisi per la diversità di genere, i santi carcerati innocenti, i santi ammalati mercificati, i santi ex carcerati rifutati, i santi profughi violentati e uccisi nel viaggio della speranza. Ma anche i santi politici che difendono i più deboli, i santi economisti che si impegnano per la condivisione e il bene comune e tanti altri. Se vi interessa, recatevi lì.

E veniamo quindi al tema dello scarto, che se ci pensate bene nasconde spesso l’arcobaleno. A parte il Vangelo, pensate a quanti pittori sono vissuti in miseria e sono stati rivalutati per loro arte che era stata scartata quando erano in vita: ci hanno regalato i capolavori dell’umanità. Idem compositori musicali e artisti di ogni genere, ma anche persone semplici che dietro al poco interesse dell’umanità che li ha circondati - ma scartati - hanno celato una bellezza interiore tutta una vita, che è la base poi dell’evoluzione umana. 

Ebbene vai a piazza Sant’Eustachio a prenderti il caffè, ma scarti i vicoli limitrofi maestri di storia. Scarti dunque via dei Redentoristi, dove una targa ricorda che proprio al civico 13 nacque il 7 settembre 1792 Gioachino Belli, poeta di Roma. Ma come! Il poeta associato per eccellenza a Trastevere è nato a Sant’Eustachio! Trastevere o Sant’Eustachio non importa, essendo all’epoca entrambi rioni popolari, li ha saputi descrivere e “cantare” entrambi. 

E qui viene il bello! Il nostro grande Poeta, anche lui fu uno... scartato!!! Tratteremo meglio in altre bloggate la sua vita e le sue opere, qui accenniamo al fatto che il più grande poeta della città di Roma era ritenuto un poeta scarso e limitato, e i suoi sonetti così popolari monnezza. Infatti in quell’epoca i poeti osteggiavano il romanticismo aderendo ai gusti classicheggianti delle varie Accademie. Belli faceva parte di quella Tiberina e veniva così descritto in quegli ambienti:” Un ometto di mezza statura... si alzava e veniva pian piano sull’orlo della pedana, colla faccia amara tinta d’itterizia, colle movenze penose di un malato di fegato”. Un poeta deriso e considerato un fallito in ambienti accademici, che è stato scartato ed è entrato per sempre nella storia di Roma, andando a scuola dal popolo. La cosa clamorosa è che questa svolta avvenne a Milano, ma ne riparleremo con dovizia di particolari.

Spero vi sia piaciuta questa passeggiata virtuale itinerante, ma vi consiglio di provarla di persona.

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