«Il tempo passa, Il Tempo resta», recitava uno slogan pensato da Gianni Letta. Messaggio insuperabile per chiarezza e anche per tocco poetico: evoca il trascorrere del tempo, ma pure il punto fermo di un quotidiano - il nostro, il vostro - che continua ad accompagnarci evolvendosi con la società che cambia.
Oggi, grazie al nostro Editore, Il Tempo indossa un vestito nuovo. Abbiamo pensato una veste grafica adeguata al ruolo di un quotidiano che vuole essere il riferimento per i conservatori e i liberali italiani. E alla forza delle inchieste, all’autorevolezza dei commenti, deve corrispondere come biglietto da visita un aspetto elegante, ordinato, riconoscibile. Che non sacrifichi guizzi e vivacità, ma dentro un’architettura essenziale, rigorosa e composta.
Questo pomeriggio e domani, a Palazzo Wedekind, terremo una Festa che sarà un grande momento di confronto: ci saranno i due vicepremier, domani la premier, e tante altre voci a discutere in un programma di altissimo livello.
Celebreremo anche (merito esclusivo dei miei fantastici colleghi) numeri lusinghieri, con una crescita della diffusione del nostro quotidiano che ci emoziona e ci impegna a fare sempre meglio.
Abbonatevi, se non l’avete ancora fatto, in forma cartacea o digitale. Metteteci alla prova.
E troverete (accanto al quotidiano) molto altro a cui ci siamo dedicati: una community online vivacissima e in crescita esponenziale, i nostri convegni (alti per contenuti ma mai noiosi), la nostra ambizione di costruire un piccolo «think tank su carta» che aiuti il centrodestra a prepararsi a una stagione elettorale delicatissima. La posta in gioco impone di non fare regali ad avversari che non li meritano.
Credo di sapere qualcosa sul popolo di centrodestra. Le circostanze della vita mi hanno reso una figura amica per tante persone che incontro per strada e che mi onorano della loro fiducia. Quelle donne e quegli uomini non vanno delusi. Possono avere una perplessità o un rimprovero su questa o quella misura, ma sanno che c’è un solo governo auspicabile per l’Italia.
L’idea di ritrovarci con Conte e Schlein, Bonelli e Fratoianni, è un esperimento da evitare. «Preferirei di no», diceva il personaggio di un racconto di Melville. Lo diciamo anche noi.
