Approfitta subito della promozioneSconto del 30% sugli abbonamenti digitali annuale e biennale
Sconto del 30% sugli abbonamenti digitali annuale e biennale
Opinioni e commenti

Una storia semplice: o Giorgia o Elly e Giuseppe

Siamo arrivati alla fine di una Festa del Tempo bellissima, con testimonianze e visioni che ci hanno emozionato e ispirato, da Gianni Letta ad Andrea Stroppa, per citare solo due voci tra tanti relatori autorevoli, appassionati, che ci hanno trasmesso la loro amicizia, il loro talento, la loro esperienza.

Ieri sera Giorgia Meloni, nell’intervista conclusiva che trovate in queste pagine, ha chiarito a tutti i termini della campagna elettorale che si è di fatto aperta. Lasciate stare i fumogeni, i bengala, i diversivi che media e politici sparacchiano in aria per distrarci, come fuochi d’artificio in un paese che ha già visto troppi circhi e troppi spettacoli.

La sostanza della questione è maledettamente semplice. Tra 6-9-12 mesi, quando voteremo, preferiremo che Giorgia Meloni resti a Palazzo Chigi o invece consegneremo le chiavi a uno tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein?

Il cuore della faccenda è tutto qui. C’è un governo che sta sulla direzione di marcia corretta: sulle tasse, sulla sicurezza, sull’immigrazione. Noi auspicheremmo, su tutto, che corresse più velocemente. Ma la strada è quella: sicura e ben individuata.

Dall’altra parte, invece, c’è una via di mezzo tra un’assemblea scolastica e una succursale di tifosi di Pechino e Teheran, un’ammucchiata impressionante di «followers». «Followers» in senso tecnico: non guidano, ma inseguono la parte più estremista dei loro tifosi. Perfino sul tema dell’antisemitismo prima balbettano e poi finiscono sulla posizione peggiore, la più inqualificabile, a partire dal Pd.

Altro che centrosinistra: il «centro» è stato ampiamente divorato e digerito. Il loro nuovo mito è l’islamosocialista Mamdani, quello che ridacchiava alle commemorazioni dell’11 settembre; i loro riferimenti europei portano ai partiti di sinistra pro occupazioni e pro espropriazioni. E, con eccezioni individuali, quasi nessuno alza la mano, quasi nessuno si oppone.

Tutti allineati o rassegnati. Immaginiamo di dare le chiavi di casa a questa gente? Suvvia. La politica può essere molte cose: ma non può diventare un atto di fede verso chi, della casa altrui (la nostra), ha già deciso un assai poco rassicurante destino.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.