Roma Capitale

Saldi a rischio flop per colpa dei «furbetti»

Confcommercio: le vendite anticipate danneggiano la parte sana del sistema produttivo

I commercianti romani si appellano ai saldi che inizieranno per la prima volta di martedì, il 5 gennaio, in realtà un pre festivo. Vogliono dimenticare la brutta parentesi del Natale dove gli acquisti sono stati un vero e proprio flop e dove, purtroppo, Roma ha registrato un andamento in controtendenza rispetto alla media nazionale. Difficile però poter pensare ad una inversione di tendenza grazie proprio al metà prezzo, visto che la maggior parte dei commercianti sta praticando sconti e promozioni già da qualche settimana. Senza peraltro aver nessun timore di pubblicizzarle «tanto – sintetizza Valter Giammaria, presidente di Confesercenti Roma – nessuno li multa. C’è chi addirittura ha messo il cartellino con il doppio prezzo e la percentuale di sconto». Sparita la figura dell’ispettore annonario, che la Confesercenti ha chiesto al commissario Tronca di ripristinare, le multe per chi pratica saldi e promozioni prima del tempo si contano sulle dita di una mano. Per non contare i "soliti" messaggini di atelier alla moda e non, che invitano i clienti a visitare il negozio per acquistare a prezzi scontati prima dell’inizio ufficiale delle svendite. Eppure, è convinto Giammaria, «grazie ai saldi si potrebbero aumentare gli incassi del 15-20% e tornare con il segno più, ma se tutti i negozianti partissero lo stesso giorno in modo che si avrebbe l’evento che c’era una volta e che oggi non c’è più». Ne è convinto anche Rosario Cerra, presidente di Confcommercio Roma: «Purtroppo sempre di più il periodo dei saldi viene anticipato in maniera illegale da svendite promozionali camuffate che offrono sconti a clienti "privilegiati". Sul dilagare di questo fenomeno continuiamo a chiedere con determinazione un intervento dell’amministrazione che limiti questo malcostume che non fa altro che danneggiare la parte sana del sistema produttivo della nostra città». Difficile a questo punto fare una previsione: la Confesercenti resta con i piedi per terra e ipotizza una spesa a famiglia che non supera 300 euro, tenendo conto che la maggior parte dei capi invernali più caldi, complice anche le miti temperature del periodo, sono rimasti ancora invenduti. La Confcommercio spera che si possa recuperare con i saldi almeno in parte il giro d’affari perso e si raggiunga il dato dello scorso anno «dove le vendite scontate hanno fatto registrare il +4,9%». Speranza a questo punto affidata anche al meteo. Dopo il 31, infatti, dovrebbe arrivare il freddo e allora chi non ha speso finora nulla per l’abbigliamento potrebbe cominciare a dare la caccia al piumino o al soprabito invernale, capi in genere più costosi di altri. Ma questo è, appunto, ciò che sperano i commercianti, la realtà potrebbe rilevarsi, ancora una volta, molto più amara. Intanto arrivano dalla Confesercenti anche i dati sulle chiusure delle imprese a Roma e provincia: nel 2015 altre 2991 aziende hanno abbassato le saracinesche e 1350 hanno dichiarato fallimento, per oltre 10 mila disoccupati.

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