La municipalizzata è sull’orlo del fallimento, al 31 dicembre farà registrare una perdita di oltre 6 milioni di euro ed e’ in ritardo con il pagamento di stipendi e tredicesime. Eppure il suo amministratore unico ha chiesto al commissario Francesco Paolo Tronca un «ritocco» di oltre 40mila euro al compenso previsto per l’anno 2015, ritenuto troppo basso. Tutto ciò dopo aver incassato nel 2014 la doppia indennità prevista per il ruolo di presidente del Cda e amministratore delegato. Succede a Roma Metropolitane, società del Campidoglio che ha il compito di realizzare le metro nella Capitale ma che è stata travolta da tempo dalle inchieste sulla costruzione della linea C della linea B1. La richiesta da parte dell’amministratore unico Paolo Omodeo Salè è arrivata durante la riunione del cda del 27 ottobre scorso ed è stata trasferita in Campidoglio a seguito del cda del 20 novembre. Lo scorso anno il commercialista ed ex finanziere, nominato il 31 luglio 2014 su indicazione di Guido Improta per provare rilanciare le sorti dell’azienda, ha percepito la quota di competenza di un compenso annuo di ben 110.821,60 euro, ovvero la somma fra la parte fissa per i membri del cda (22.500 euro), la quota riservata all’a.d. (60.949 euro) e quella destinata al presidente (72.372 euro). Insomma, pur avendo nominato un solo soggetto, è stato comunque come pagarne due. Tuttavia, per il 2015 la musica è cambiata. Per adeguarsi all’art. 4, comma 4 del Dl 95/2012, Roma Metropolitane avrebbe dovuto prevedere una spesa massima per i suoi amministratori di 86.765,60 (l’80% dei costi sostenuti nel 2013). Considerando il pagamento degli emolumenti per gli altri due consiglieri (funzionari capitolini), Francesco Perrone e Virginia Proverbio (22.500 euro a testa), lo stipendio destinato a Salè sarebbe sceso fino a quota 42mila euro lordi. Così, il 20 novembre scorso il manager nominato da Ignazio Marino ha ottenuto la rinuncia da parte di Perrone e Proverbio ai propri compensi, chiedendo di elevare il suo stipendio fino a quota 85mila euro. Peccato che i Revisori dei Conti, presenti alle riunioni del cda, abbiano fatto notare che «i compensi per i funzionari capitolini sono riversati all'amministrazione di appartenenza e, ove riassegnabili, al fondo per il finanziamento del trattamento economico accessorio, in forza delle vigenti disposizioni normative”. Quei 45mila euro non vanno in tasca ai consiglieri, già stipendiati dal Campidoglio, ma girati al Comune.
Azienda in fallimento, l’ad vuole l’aumento
La municipializzata Roma Metropolitane registra un buco di 6 milioni Il presidente Salè chiede il "ritocco" di 40mila euro ai compensi 2015
