Il caso

Disabile per un pino. Il Comune: colpa sua

Si schiantò contro un albero per evitarne un altro caduto ma il Campidiglio non vuole risarcirlo

È una storia kafkiana quella di Francesco Bulfoni. Tre anni fa, per evitare un pino caduto sulla strada, fece un incidente. Finì in coma per sette giorni e perse la memoria. Al risveglio la lunga riabilitazione, oltre un anno, e la notizia di un’invalidità permanente. Come se non bastasse, la sua richiesta di risarcimento è stata respinta dall’assicurazione del Comune di Roma.

Per capire bisogna tornare alla notte del 29 agosto 2023. Intorno alle 3 del mattino Bulfoni sta tornando a casa dopo aver lavorato in un ristorante sul lungomare di Ostia. In via di Castel Fusano nessun lampione fa luce sulla strada, piove, soffia il vento, l’allerta meteo è gialla. I fari della sua Fiat Panda illuminano un pino che occupa la corsia. È troppo tardi. Frena, sterza. Dagli atti della Polizia Locale risulta che perde il controllo dell’auto, va a finire contro un altro pino, a 47,2 metri da quello caduto. Poi un secondo urto, la vettura ruota su sé stessa per 7,8 metri e si ferma in mezzo alla carreggiata.

Secondo la ricostruzione della difesa di Bulfoni «il fondo stradale alla data e all’ora del sinistro risultava bagnato, con presenza di ramaglie, aghi di pino e altri residui della vegetazione antistante».

Bulfoni subisce un grave trauma cranico, gli esce sangue da un orecchio, viene trasportato all’ospedale G.B. Grassi di Ostia e viene poi trasferito in terapia intensiva al San Camillo Forlanini. Al suo risveglio ha difficoltà a ricostruire il passato: «Mi sembra di vivere in un mondo che non conosco».

Prima dell’incidente il 41enne viveva tra sport e lavoro. Ora tutto è cambiato: nel referto medico si legge un’invalidità del 70%.

Lo scorso gennaio chiede un risarcimento a Roma Capitale. La risposta di AdiR (Le Assicurazioni di Roma) è negativa: «non si ravvisano elementi di responsabilità a carico del nostro assicurato», cioè il Campidoglio, perché dal verbale emergerebbe «una condotta di guida assolutamente non consona allo stato dei luoghi». Il nodo è nella foto del tachimetro, fermo a 125 km/h: «il sinistro poteva essere evitato usando l’ordinaria diligenza».

Le consulenze cinematiche di parte stimano invece la velocità prima dell’impatto a 49 km/h, dato che secondo i consulenti è compatibile con la dinamica, con le caratteristiche del veicolo e con le deformazioni. La lancetta, sostengono, si sarebbe spostata per la collisione o per un’interruzione dell’alimentazione e sottolineano che anche quella della temperatura risulta spostata a destra. Per Roma Capitale, invece, la posizione finale della lancetta dimostra la velocità tenuta prima dello schianto.

Domenico Stamato, avvocato di Bulfoni, prepara una nuova iniziativa legale: «È paradossale che, davanti a conseguenze così gravi, si assuma come dato decisivo una velocità ricavata dalla lancetta dopo l’urto, senza confrontarsi con la ricostruzione cinematica, con le deformazioni dell’auto e con le condizioni concrete della strada».

Intanto il 41enne cerca il testimone che quella notte chiamò il 118: «Mi contatti».

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