Roma Capitale

Uccise cognato che si era rifatto una vita

Una gelosia folle, immotivata, lo ha portato a trafiggere il cognato con 9 pugnalate, solo perché, dopo la morte di sua sorella, la vittima si era rifatta una vita con un’altra donna. Per questo...

Una gelosia folle, immotivata, lo ha portato a trafiggere il cognato con 9 pugnalate, solo perché, dopo la morte di sua sorella, la vittima si era rifatta una vita con un’altra donna. Per questo delitto efferato, Filippo Bonura, siciliano di 43 anni, recluso a Regina Coeli, è stato condannato ieri dal Tribunale a 30 anni di reclusione per omidicio aggravato dalla premeditazione, al termine di un giudizio abbreviato. Il pubblico ministero Perla Lori aveva chiesto una pena di 22 anni, ma il giudice dell’udienza preliminare non ha riconosciuto le attenuanti generiche e ha inflitto all’uomo il massimo della pena prevista per questo tipo di rito. L’aggressione sfociata nel sangue è avvenuta la notte tra il 26 e il 27 novembre 2014. Amedeo Maramao, un cuoco di 42 anni che lavorava per il Circolo della caccia, che si trova in via di Fontanella Borghese, è stato sorpreso dal cognato mentre stava rientrando nella sua abitazione in vicolo del Monte delle Capre, al Trullo. Bonura lo stava aspettando davanti al portone, in mano aveva un coltello con una lama lunga 15 centimetri e larga 3 centimetri. La vittima ha cercato di difendersi, ma l’assassino lo ha massacrato ferendolo al torace e all’addome. Dopo averlo colpito 9 volte, il siciliano è scappato, probabilmente a bordo di un’auto. È stata inutile per il cuoco la corsa in ambulanza verso l’ospedale San Camillo. I medici, infatti, non sono riusciti a salvarlo. Secondo una perizia tecnica è emerso infatti che «le cure prestate dai sanitari sono state tempestive e appropriate, ma la gravità delle lesioni riportate nell’aggressione hanno determinato il decesso del paziente». L’indomani pomeriggio, il 27 novembre, gli agenti della Squadra mobile hanno fermato il presunto killer in un’abitazione a Tor Bella Monaca. A rendere ancora più tragico questo omicidio, è il movente. La sorella di Bonura, con cui Maramao aveva avuto due figli, era deceduta nel marzo 2011 a causa di un tumore. Il cuoco, a distanza di un anno dalla morte della moglie, aveva iniziato una relazione con un’altra donna, con la quale era andato a convivere. Tanto è bastato al 43enne, originario di Palermo, per uccidere il cognato. Prima di compiere l’omicidio, Bonura aveva perseguitato l’ex marito di sua sorella. Tant’è che Maramao, 8 mesi prima, aveva sporto denuncia per stalking e minacce. Alle forze dell’ordine aveva raccontato che il cognato gli telefonava in continuazione, minacciava lui e la sua nuova famiglia. Nessuno è intervenuto e Bonura è riuscito a compiere la sua vendetta. Ora i figli di Maramao, due bambini che hanno 5 anni e 9 anni, sono stati affidati alle cure del fratello, che si è costituito parte civile nel processo, assistito dall’avvocato Gian Antonio Minghelli.

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