Gli appalti Ama per la raccolta dei rifiuti finiscono sotto indagine. L'ipotesi è che le trascorse amministrazioni abbiano gestito la municipalizzata come una sorta di torta divisa, illecitamente, tra alcuni gruppi imprenditoriali. L'inchiesta della Procura della Repubblica di Roma è esplosiva. Perché agli atti risulta un'accurata segnalazione all'autorità giudiziaria dell'attuale amministratore delegato, Daniele Fortini, che ha fornito agli investigatori una lista con le commesse ritenute «dubbie» e che potrebbero celare presunte forme di corruzione. Al lavoro ci sono gli investigatori della Guardia di Finanza di Roma, che stanno ricostruendo la rete di presunti rapporti che potrebbero aver agevolato solo alcuni soggetti imprenditoriali. Il fascicolo al momento non conta iscritti nel registro degli indagati ed è in una fase «esplorativa». Tuttavia dai report investigativi sembra che il cerchio sia stato stretto attorno ad alcuni nomi, tra i quali spunta anche Salvatore Buzzi, il braccio imprenditoriale di Mafia Capitale, che per questi fatti è già a processo. Nella gestione delle commesse per la raccolta dei rifiuti, però, sarebbero emersi altri personaggi che pur non avendo alcun contatto con la presunta organizzazione mafiosa capeggiata da Massimo Carminati, avrebbero fatto man bassa di appalti milionari. Una traccia della sospetta gestione illecita di Ama, comunque, si trova nelle decisioni del Tribunale del Riesame di Roma, per le posizioni degli ex direttori generali della municipalizzata, Franco Panzironi e Giovanni Fiscon, nel procedimento «Mondo di mezzo». E non è un caso che per quel collegio «fin dal 2000» gli appalti non sarebbero stati assegnati con «imparzialità» ma solo con la «corruzione». Un «sistema» che sarebbe stato agevolato - allo stato solo per Mafia Capitale - dallo stesso Panzironi. Negli atti, infatti, si parla di un asservimento «del Panzironi agli interessi dei soggetti economici riconducibili a Buzzi e a Carminati» il quale «riceve elargizioni continue, quasi una sorta di retribuzione da parte del sodalizio, quale compenso per il mercimonio della sua funzione e di quelle degli altri pubblici ufficiali che in Ama agivano sotto la sua direzione, anche dopo aver dismesso la carica». Grazie a Panzironi Mafia Capitale riesce a incassare «la raccolta differenziata per il Comune di Roma», «l'assegnazione dei lavori relativi alla raccolta delle foglie», una «gara per l'assegnazione di lavori per un valore di 5 milioni di euro», la «gara relativa all'emergenza rifiuti» e la «gara d'appalto sulla raccolta differenziata multi materiale». L'attuale ad Fortini, però, ha illustrato anche altre commesse finite ad altri soggetti (estranei, come detto, a Mafia Capitale) che potrebbero risultare dubbie e che - stando ai riscontri preliminari - rappresenterebbero più della metà degli appalti per la raccolta dei rifiuti di Roma.
Appalti per la raccolta dei rifiuti La Procura indaga sull’Ama
Il cerchio si stringe attorno a Buzzi. Dal 2000 in poi affari d’oro sui rifiuti
