Un orologio che corre forse più del dovuto quello dell’Ipab Istituto romano di San Michele che, come anticipato dal Il Tempo è già attenzionato all’Anac e in «odore» di commissariamento. Il 3 dicembre, giovedì scorso, le organizzazioni sindacali hanno chiesto un incontro urgente al nuovo segretario generale dell’ente regionale, Carlo Fiore. La risposta è immediata. Il giorno dopo infatti Fiore replica con la convocazione dei sindacati per l’11 dicembre. Ma cosa si dovranno mai dire di così urgente, domani mattina, le parti sociali e i vertici dell’Ipab? L’ordine del giorno è illuminante. Al primo punto ci sono le «definizioni delle progressioni orizzontali, come da verbale sottoscritto in data 6 febbraio 2015», segue il «nuovo contratto decentrato» e la «riorganizzazione dei Servizi e degli Uffici» e infine, ma non da ultimo «attivazione delle procedure di selezione per le figure mancanti, come da dotazione organica». La domanda nasce davvero spontanea, perché discutere di promozioni accordate praticamente un anno fa proprio adesso? E perché procedere a nuove selezioni, ovvero assunzioni e attivare la riorganizzazione degli Uffici? Il mistero si infittisce osservando con maggiore attenzione la tempistica delle nuove nomine dell’ Ipab che, ricordiamo, è presieduto da Francesco Romeo Recchia e gestisce un patrimonio immobiliare che vale decine di milioni di euro. Fiore è infatti nominato segretario generale del San Michele il 23 novembre. Secondo la delibera regionale 429/2015, «tutti gli atti sottoposti al controllo preventivo (quindi anche le nuove nomine, ndr) acquistano efficacia solo una volta decorsi 30 giorni dalla data di ricezione», in Regione. Basta un semplice calendario per scoprire che i 30 giorni per rendere effettiva la nomina di Fiore quale segretario generale scadono all’anti Vigilia. E non è tutto. La Regione avrebbe già messo in guardia i vertici del San Michele sulla legittimità di quanto accaduto. La nomina di Fiore è infatti successiva alla revoca dell’ex segretario generale dell’Ipab, Tiziana Di Maria, sembrerebbe per «mancato raggiungimento degli obiettivi fissati per l’esercizio 2014». Una motivazione tuttavia contestata dalla direzione regionale delle Politiche sociali, autonome, sicurezza e sport, secondo la quale, nella persona del direttore Nereo Zamaro tale revoca «appare gravemente viziata sotto il profilo procedurale e motivazionale». Tra le altre cose sottolinea il direttore regionale «non si ha traccia di precedenti e formali contestazioni nei confronti del segretario generale (Tiziana Di Maria ndr) per "mancata collaborazione" nei confronti del Presidente (Francesco Romeo Recchia ndr) e ancora, «l’assegnazione di obiettivi e linee di attività al segretario generale, espressa con la nota del presidente, il 21 settembre 2015, appare incompatibile con la contestazione per mancato raggiungimento degli obiettivi per l’esercizio 2014». Sul rispetto della tempistica imposta dalla legge sembra che il San Michele abbia più di un problema. La Regione Lazio, infatti, sempre tramite il direttore Zamaro, ha chiesto infatti di riesaminare la revoca della Di Maria e, di conseguenza, di sospendere qualsiasi procedura di designazione di un nuovo segretario generale. «L’individuazione di un nuovo segreatrio generale - scrive Zamaro - potrebbe infatti generare gravissime responsabilità patrimoniali in considerazione dell’illegittimità dell’atto di revoca del 28 settembre 2015». Tutto ciò avveniva il 23 ottobre. Passati 30 giorni, stavolta sì, viene nominato - il 23 novembre - Fiore al posto della Di Maria, in barba alle raccomandazioni della Regione. Un termine non rispettato invece per l’incontro di domani con i sindacati, nel quale si discute di promozioni ed assunzioni con un segretario generale che, di fatto, ancora non lo è. Che sia giunta l’ora - è il caso di dire - che l’orologio del San Michele venga revisionato per bene?
Promozioni e assunzioni sotto l’albero dell’Ipab
Pressing dei sindacati, nonostante le nomine sospette
