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Linea C, indagato Incalza

Nel mirino i costi delle varianti, tra cui 23 ritenute illegittime. Il top manager rischia il processo con altre 11 persone già a giudizio

Linea C, indagato Incalza

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Anche Ercole Incalza dovrà fare i conti con la magistratura contabile per gli sprechi e i ritardi nella costruzione della linea C della metropolitana. La Procura della Corte dei conti del Lazio ha notificato all’ex capo della struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture (già indagato dai pm di piazzale Clodio nell’inchiesta gemella sulla metro C) un invito a dedurre, che equivale all’avviso di garanzia per il penale. Se il procuratore regionale Raffeale De Dominicis, il primo a indagare a via Baiamonti sul verminaio dei grandi appalti, riterrà che le controdeduzioni presentate da Incalza non siano sufficienti ad archiviare il procedimento a suo carico, il top manager si ritroverà a giugno a giudizio insieme a 11 persone, tra dirigenti di Roma Metropolitane (la società in house che funge da stazione appaltante dei lavori) e del Consorzio Metro C (contraente generale).

 

Il danno erariale è stato quantificato in 270.160.576 euro. La Procura contabile, però, ritiene che solo la metà di questa cifra, ossia 135.080.288 euro debba essere risarcita dagli 11 dirigenti citati in giudizio, in quanto vi sono «altri "comprimari", restati nell’ombra della vicenda illecita». Tra questi c’è appunto Incalza, finito in carcere lo scorso 16 marzo su richiesta della Procura di Firenze con l’accusa di corruzione nell’inchiesta sulle grandi opere pubbliche. Insieme a lui era stato arrestato anche Stefano Perotti, ex responsabile dei lavori della tratta T3 della metro C, che dovrebbe collegare San Giovanni al Colosseo. A far lievitare i costi di realizzazione della linea sono state le 45 varianti approvate dal 2007 in poi, spesso senza l’autorizzazione della Giunta capitolina. Tra queste, 23 sono ritenute "illegittime". «L’omessa informazione – si legge nell’atto di citazione – ha sottratto a Roma Capitale poteri decisionali di sua competenza e accresciuto lo stato di disordine e di generale scaricabarile».

 

L’elenco degli enti e degli organi che si sono occupati di questa infrastruttura strategica per la città è lungo: l’assessore alla Mobilità, la commissione di collaudo, l’Avvocatura capitolina, la Ragioneria generale, la Giunta di Roma Capitale e quella della Regione Lazio, la Conferenza dei servizi, la Soprintendenza speciale dei beni archeologici, il Collegio arbitrale, il Commissario di Governo per le opere strategiche, il Comitato per l’alta sorveglianza, il cda di Roma Metropolitane, il general contractor Metro C e il Governo attraverso le delibere Cipe istruite dalla Struttura tecnica di missione, guidata da Incalza. Il risultato è che l’opera è ancora monca e il costruttore ha annunciato che abbandonerà i cantieri se il Comune non pagherà i debiti. D’altronde, come ha sottolineato De Dominicis, l’istituto del General Contractor, introdotto con la "legge obiettivo" del 2001 per la realizzazione delle opere strategiche, «ha lasciato un grande cono d’ombra sulla "qualità" delle imprese subappaltatrici che operano sotto il suo ombrello protettivo».

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