Ore 6.30: via Ottaviano, blindata, è semideserta, ci sono i volontari della Cri agli angoli per assistere i pellegrini, le frotte non si vedono. Scenario diverso poco prima di via della Conciliazione: in tanti, di varie nazionalità, si sono attrezzati coi sacchi a pelo, hanno passato la notte lì in attesa del grande evento. L’afflusso a piazza San Pietro avviene in ordine e lentamente, mentre alle 7.30 sul Lungotevere si passa regolarmente anche in auto, trovare un bar aperto nei dintorni è un’impresa, offlimits le strade attigue al Cupolone. Si formano le file: biglietto verde d’ingresso in mano, stanchezza ed emozione sui volti. Alle 8.30 la piazza inizia a riempirsi: due accessi laterali e uno centrale per disabili, famiglie con passeggini e autorità. Controlli capillari, tranquillità sulle facce di chi è arrivato da lontano, le code non ci sono, intoppi nemmeno, «fino a mezzogiorno nessun intervento particolare», aggiornano dall’Ares 118, il meteo incerto non scoraggia. La scena è tutta la loro, di chi ha percorso chilometri o viaggiato ore per non perdersi l’apertura di quella Porta, dei romani che si sono organizzati da settimane, di chi non è voluto mancare anche con difficoltà. Inizia così, senza paura, il primo Giubileo straordinario della Misericordia, strenuamente voluto da Papa Francesco. Il Rosario nelle varie lingue scandisce l’incipit della giornata memorabile, la piazza è in festa: gioia e riflessione insieme, mentre i più piccoli si divertono davanti all’albero e al presepe. Maria Emanuela, Ampero e Immaculata sono «qui da Valencia per 4 giorni per vedere la gioia di Papa Bergoglio»: lo guardano estasiate sul maxischermo quando compare sul sagrato col mantello bianco. Gli applausi per lui sono a scena aperta, i più piccoli lo invocano strillando. Per l’abbraccio con Papa Ratzinger si scatena il tripudio. Frithioff e Nielsen arrivano dalla Danimarca: cappello in testa e un gran sorriso, salutano con la mano, poi ascoltano compiti il Pontefice. Più giù, un gruppo incontenibile di 39 suore, giunte da Tuscania, si dimena scherzando. Rosa e Dianti, indonesiane trapiantate nell’Urbe, ci sono volute essere a tutti i costi: «Terrore per gli attentati? Macchè, ci sentiamo protette». Famiglie, single, giovani, religiosi, comunità, stranieri, bambini. Un gruppo vocale è venuto dalla Polonia: «Siamo qui in 39, abbiamo trascorso la notte in un ostello a Termini», raccontano. Si fanno immortalare con un mega striscione nella loro lingua. «Roma? Bellissima. Paura? Di cosa?». Più avanti ci sono i bimbi di una scuola di coro polacca, trascinano una bandiera e un’allegria contagiosa. Cyprien, da Milano, dice «mi sento tranquillo, oggi è una giornata di serenità». Liliana, di Benevento, insieme alla sorella aggiunge: «Spero che questo Giubileo cambi qualcosa, che porti pace». In 40 sono arrivati dalla Repubblica ceca con il loro vessillo. Da Palermo Daniela, Giorgio, Claudia, Dario e Leonardo, famiglia con prole al completo. Annuiscono quando il Papa invita i fedeli ad «abbandonare ogni timore e vivere la gioia». Quando Bergoglio sale i gradini e apre la Porta Santa, sostando sulla soglia, cala un rispettoso silenzio. Interrotto solo da diversi commenti: «Si è aperta la Porta Santa ed è uscito il sole». Roma cristiana saluta il mondo. Senza paura.
La Capitale che vorremmo tutti i giorni
Assicurati i mezzi pubblici, l'accoglienza e il decoro. Complice l'afflusso di pellegrini più basso del previsto SICUREZZA Tremila agenti in campo
