Ha 47 anni, di cognome fa Casamonica, è nipote del fu Vittorio, ed è ai domiciliari. Il giudice Guglielmo Muntoni, presidente della Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Roma, incurante del suo nome di battesimo, Consiglio, ha pensato bene di dargliene qualcun altro applicando al «ragazzo» la sorveglianza speciale per due anni (la Procura ne aveva chiesti 3) con obbligo di soggiorno a Roma «in considerazione del numero e della tipologia dei reati posti in essere e dell’effettivo ed elevato grado di pericolosità». Il magnanimo giudice Muntoni si è così sentito in dovere di redarguire quello scavezzacollo: ora, mi raccomando, riga dritto stando alla larga dalle cattive compagnie, evitando di frequentare troppo spesso osterie e i rincasa presto. Ma soprattutto, ha consigliato a Consiglio di trovarsi «un lavoro onesto e condurre una vita morigerata». Chissà quante gliene avrà fatte passare il ragazzo allo zio Vittorio, chissà quanti consigli inascoltati se ora è toccato a un giudice fargli la paternale. Del resto i ragazzi, vanno capiti anche se lui ha una sfilza di precedenti penali, tra cui condanne definitive per ricettazione (già in tenera età), truffa e una serie di altre violazioni fino al salto di qualità nel 2010, quando è stato arrestato in flagranza per spaccio di droga e condannato (nel 2013) a dieci anni e mezzo di reclusione per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Nel motivare il provvedimento, il presidente del collegio Guglielmo Muntoni, e i giudici Franca Amadori e Marco Patarnello, hanno preso atto che «ha lavorato per periodi molto brevi e che solo occasionalmente ha presentato la dichiarazione dei redditi», ispirandosi «a una condotta di vita dedita allo spaccio di cocaina». Consiglio, poi, «è rimasto insensibile agli interventi dell’autorità giudiziaria, anche violando ripetutamente le prescrizioni impostegli con la misura cautelare, sicché in tutta evidenza - si legge nel provvedimento - può essere considerato persona attualmente pericolosa che, per il suo comportamento, mette a repentaglio la pubblica sicurezza». E poco importa che Casamonica adesso sia ai domiciliari, anzi: «L’attuale condizione detentiva - spiegano ancora i giudici - non esclude affatto la pericolosità dello stesso», tenuto conto di «situazioni e fatti desunti della personalità globalmente considerata e da circostanze fattuali comcretamente rappresentate da tutte le vicende (giudiziarie e non) che lo hanno visto protagonista, anche in tempi recenti». Ma siccome la Legge e la Giustizia servono proprio a riportare sulla buona strada chi ha sbagliato, ecco che il giudice Muntoni si trasforma in buon padre di famiglia raccomandandosi con il "giovinotto" di «rispettare le leggi e non associarsi abitualmente a persone che hanno subito condanne, di non portare e detenere armi, di rincasare entro le 21.30 e non uscire prima delle 7 del mattino». La speranza è che Consiglio lo ascolti davvero. Che grande soddisfazione sarebbe per i parenti Casamonica vedere finalmente il ragazzo prendere la buona strada, campare di un lavoro onesto e perché no, meritarsi davvero Ferrari, suv dai vetri oscurati, carrozze e cavalli bianchi come è stato per lo zio Vittorio.
Un Consiglio in più per il Casamonica
Il giudice Muntoni e il "decalogo" per il nipote del boss del clan
