«Mi è arrivata una raccomandata della Regione Lazio: mi comunicano che hanno scoperto che il mio reddito del 2010 era superiore alla soglia di 7 prestazioni di cui avrei usufruito presso una clinica convenzionata con la Asl in zona Monteverde il 3 novembre 2010, e mi dicono di pagare 49,22 euro. Io quel giorno me lo ricordo benissimo, sa perché? È morto mio padre, e non sono stata in nessuna clinica. È arrivata anche alla mia vicina di casa, le scrivono che il 24 ottobre si è recata presso uno studio medico a Marconi usufruendo del ticket quando il suo reddito non lo permetteva: pure lei non c’è mai andata. Scusi, ma questa è estorsione che fa la Regione ai cittadini: quante persone, magari anziane, si ricordano dov’erano il tale giorno e sono in grado di andare a caccia di attestazioni di verifica? Chiamo da oltre 8 ore il numero verde, è sempre occupato. Ora mi fanno perdere tempo: dicono di recarsi in via Rosa Raimondi Garibaldi per chiarimenti, tra l’altro, solo con l’avviso, senza documentazione sulla propria posizione. 30 giorni di tempo, poi partono le procedure di recupero coattivo, insomma pure le minacce. Vorrei costituirmi parte civile per false dichiarazioni». È bufera sul recupero dei ticket sanitari. Ieri la signora Giuditta Arci ha contattato la redazione de «Il Tempo» mandandoci la lettera che le ha fatto recapitare la Regione, sfogandosi sulla campagna antievasione che continua a collezionare errori clamorosi. «Mi pare – prosegue - solo un’iniziativa della serie: si gratta il fondo del barile perché servono soldi, alla stregua di quanto successe con il bollo auto qualche tempo fa. E poi chi ha già pagato verrà rimborsato?». Come lei sono tanti gli utenti che hanno fatto arrivare segnalazioni a organi di stampa e istituzioni, mentre esplode anche il caso dei baby evasori. A denunciare, in un’interrogazione depositata ieri l’altro alla Pisana, la vicenda di una bambina di dieci anni incappata nel girone delle cartelle sanitarie pazze è stato il vicepresidente del consiglio regionale del Lazio Francesco Storace. «La bimba è scoppiata in lacrime», ha detto l’ex governatore, sottolineando «la truffa "scoperta" dai solerti uffici della Regione era stata commessa sei anni prima, alla bella età di quattro anni, presso l’ospedale Bambino Gesù. Posso dire vergogna per chi non si è preoccupato di chiedersi se in quel nosocomio si ricoverano bambini? Se si è peritato di verificare se si trattasse di una minore? Peraltro non punibile? Il caso ha voluto che il padre abbia conservato la ricevuta del ticket di 20 euro che aveva regolarmente pagato». Parecchi i casi di equivoci anche in provincia. Non è tutto. «In una scuola dell’infanzia di Morena, nel 2009, 110 bambini furono avviati alla profilassi per un alert tubercolosi lanciato dalla Asl RmB. Dopo quasi 7 anni la Regione invia delle cartelle pazze intestate ai minori (che all’epoca avevano tre anni, ndr) cercando di far cassa sulla pelle dei bambini malati», denuncia il consigliere regionale Fabrizio Santori postando le cartelle sul suo profilo Facebook. «Peggio di Equitalia. Mentre gli uffici preposti accolgono solo 150 numeri al giorno rinviando a casa persone anziane che si sono recate in Regione per chiedere spiegazioni». Un’altra interrogazione è stata presentata dal consigliere regionale di Fi Mario Abbruzzese «per conoscere i criteri adottati per l’individuazione degli eventuali 235.000 evasori; chi ha certificato importi ed evasori; se sia possibile ridurre la sanzione di 25 euro per gli importi di piccola entità e ridurre il tasso di interesse applicato» . Zingaretti fa mea culpa. «Se ci sono stati disguidi o sono stati commessi errori chiedo personalmente scusa agli interessati e la Regione Lazio farà di tutto per rimediare», ha detto, «quella che stiamo conducendo è un’operazione molto delicata che ha l’obiettivo di recuperare crediti e individuare evasori, e le risorse saranno reinvestite in servizi a favore dei cittadini».
Ticket, la Regione chiede i soldi ai bimbi
Lettere con avvisi bonari recapitate a 110 scolari di un’asilo di Morena costretti alla profilassi per la tubercolosi dopo l’allarme della Asl
