Roma Capitale

«Marino non è icona legalità»

L’ex sindaco chiese le dimissioni del consigliere perché «contro»

«Come consigliere della sua giunta, eletto nella sua lista, posso dire che l’ex sindaco non ha tutte le carte in regola per presentarsi al processo conseguente all’inchiesta Mafia Capitale, come un’icona e un baluardo della legalità». A parlare così è Riccardo Magi, da poco eletto segretario di Radicali italiani al congresso di Chianciano, già consigliere capitolino. Riccardo Magi, il suo rapporto pregresso con Marino? «Problematico. Quando chiese le mie dimissioni perché osai sollevare perplessità su quella delibera che di fatto assegnava immobili del comune a Buzzi e alla sua cooperativa, delibera a prima firma di Pier Paolo Pedetti (poi arrestato nell’ambito dell’inchiesta mafia capitale, ndr ), capii subito di che stoffa era fatto Marino». Lei perché si era opposto alla delibera? «Perché era fatta male. Poi nella fase finale dell’approvazione mi accorsi che alcuni consiglieri avevano inserito emendamenti per favorire le cooperative risultate poi compromesse con l’inchiesta penale, e lui poi chiese le mie dimissioni alla riunione dei capigruppo». Tra lei e Marino però il conto si era aperto prima? «Si era aperto nel dicembre 2013 quando sollevai la questione storica di tutti i bilanci comunali e non solo a Roma. Si trattava della famosa "legge mancia" con cui i consiglieri hanno la possibilità di indicare cooperative, enti e fondazioni cui fare arrivare i finanziamenti a pioggia dell’ente locale, un modo per farsi la campagna elettorale a spese dei cittadini. Era la famosa manovrina d’aula nata sotto la giunta Veltroni, ed è un metodo brevettato per foraggiare i rispettivi bacini elettorali, perché ci sarebbe sennò da chiedersi come potrebbe un consigliere comunale, che guadagna 1500 euro al mese, farsi una campagna elettorale che ne costa 300 mila?». E come andò a finire? «Fui attaccato dal consigliere D’Ausilio del Pd anche lui finito nell’inchiesta e poi dimessosi, e non venni di certo difeso da nessuno, men che meno da Marino». Altri episodi da ricordare della dialettica, chiamiamola così, tra lei e Marino? «Beh c’è anche la sufficienza con gli esperti che avevo fatto venire da tutta Europa per studiare un piano di chiusura dei campi rom e di integrazione di chi ci abitava. Anche lì si assegnavano 24 milioni di euro l’anno che andavano ai soliti noti delle cooperative mentre i rom vivevano tra i topi, tenuti a bada dai capi clan che avevano un subappalto di fatto della gestione dei campi. Se mi avesse dato retta oggi non esisterebbero più i campi rom, ma l’ex sindaco era fatto così...».

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