Roma Capitale

Errori e privacy violata. Caos ticket

Diffida di Cobas e Assotutela alla Regione che rivuole i soldi dai cittadini

La Cobas Sanità, Università e Ricerca diffida la Regione sulla "truffa" del recupero dei ticket sanitari in ottemperanza alla delibera del 14 aprile scorso. Il sindacato denuncia senza mezzi termini «un attacco ai servizi sanitari pubblici e al diritto alla salute», chiedendo «verifiche di pagamento attuabili mediante denunce individuali e il ritiro degli "avvisi bonari"» inviati, oltre che il blocco immediato dei successivi con rimborso per chi ha già "pagato", riservandosi «di adire a vie legali sia per il non rispetto delle leggi sulla privacy che per le illegali richieste di pagamento per le prestazioni gratuite». Obiettivo dell’operazione regionale, come noto, il recupero di circa 50 milioni. Dallo screening su un milione di cittadini esenti sono emersi circa 235mila casi di soggetti che hanno usufruito dell’esenzione per reddito di prestazioni sanitarie senza averne diritto. I controlli sono stati fatti sulle annualità 2009 e 2010, incrociando i dati con l’Anagrafe tributaria dell’Agenzia delle Entrate. Da qualche giorno è partita la prima fase degli interventi, quella cosiddetta "bonaria". E si sono moltiplicate, nel contempo, le segnalazioni di casi di errore su lettere già giunte a destinazione: visite di anni fa su cui è stato regolarmente pagato il ticket, visite mai prenotate o effettuate, parecchie nei consultori della Asl RmD, dove la Reione ha annullato le lettere "bonarie" recapitate ammettendo un margine fisiologico di errore nell’invio della comunicazione all’incirca del 3% riferito a un’anomalia nella trasmissione dei dati sulle prestazioni comunicate dalla Asl. Confusione e spaesamento regnano tra gli utenti: «numero verde impossibile da contattare, informazioni che non trovano riscontro, alte more ingiustificate», lamentano alcuni dei diretti interessati raggiunti dai primi provvedimenti; persone anche in su con l’età chiedono a gran voce di fare chiarezza sul perché le richieste non siano state controllate al momento («Ma come si fa a conservare ricevute di anni fa?»). «Nessuna informazione è stata data ai servizi e all’utenza sul rimborso che ha un effetto retroattivo di ben sei anni utilizzando un sistema in uso all’Agenzia dell’Entrate che ha incrociato, con estrema superficialità e senza alcuna specifica attenzione per i dati sensibili che dovevano essere trattati, il reddito e il patrimonio di tutti gli utenti escludendo quelli che appartenevano a categorie esenti», scrive la Federazione Cobas, rimarcando «non sono state rispettate leggi nazionali e regionali che stabilivano per i consultori la gratuità di qualsiasi prestazione con accesso diretto senza prescrizione medica, visto che molte donne, anche allora minorenni, si sono viste recapitare a casa la richiesta del rimborso per prestazioni ostetriche ginecologiche, colloqui psichiatrici, etc. senza alcun rispetto sia del diritto alla loro privacy che delle leggi che la salvaguardano». Sul piede di guerra anche Assotutela, che ha predisposto un modulo di ricorso collettivo dopo le pressanti richieste dei cittadini.

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