Roma Capitale

Rifare le strade dimenticando la città

Simone Ferrari Si dice "tessuto urbano". Si intende quell’alchimia con la quale, nodo dopo nodo, palazzo dopo palazzo, le città crescono e divengono un disegno leggibile. Si dice tessuto urbano,...

Si dice "tessuto urbano". Si intende quell’alchimia con la quale, nodo dopo nodo, palazzo dopo palazzo, le città crescono e divengono un disegno leggibile. Si dice tessuto urbano, perché è questo: una maglia elastica basata su elementi che si tendono e si rafforzano lì dove c’è n’è bisogno. Non si può rattoppare una maglia con lo scotch. Non si può cucire rafforzi con la seta. Bisogna conoscere il tessuto per riparare la maglia. A Roma si è convinti che il sampietrino sia la "maglia storica" delle strade, e per quanto questo sia assolutamente falso, poniamo invece che abbia ragione chi lo pensa. Chi lo pensa è quello che vuole "attappare le buche di Roma" utilizzando -logicamente- l’asfalto, senza pensare a quel discorso sul "tessuto" fatto prima. Tappiamo un buco fra i sampietrini con l’asfalto, ed ecco! dopo qualche settimana o un mese più avremmo un bel buco che, nel frattempo, ha creato anche il dissesto (materie diverse) del resto della strada. Del resto basta passare per Piazza Venezia. Un rally. Colpa del sampietrino? No. Colpa del sampietrino più lastrone in granito più tombino in ghisa più aiuola in marmo. Ogni tipo di pavimentazione ha le sue caratteristiche, e invece si continua a pensare che siano un mero elemento di decoro. È pavimento! E il fatto che le pavimentazioni siano belle non fa dimenticare che nascono per un preciso utilizzo, come le colonne, o gli altari. Proprio i difensori del sampietrino lo dissacrano, utilizzandolo solo come decoro, quando proprio coloro che ne hanno cominciato l'utilizzo prescrivevano le varie dimensioni e qualità del basolato a seconda che vi passassero sopra persone, animali o carri. Le polemiche sorte in quest'ultimo anno e i lavori per il Giubileo potevano essere finalmente un turning point: prendere atto che la storia di Roma è millenaria e, rimettendosi alla tradizione dei grandi architetti e committenti che qui hanno operato, ripristinare o realizzare di volta in volta la pavimentazione opportuna, andando a restituire a ogni luogo il suo genio e andando a rispettare le stesse strade, immobili protagonisti-spettatori che hanno perso il loro senso di utilità in favore di un estetismo che pare fondotinta messo sopra rughe pesanti. La scelta del ripristino dei sampietrini tout-court è una non-scelta: vuol dire non assumersi la responsabilità di scegliere e di ri-immettere nella città la consapevolezza della propria storia e memoria che è sempre andata nell'ottica del benessere del cittadino e del visitatore, quel cittadino e quel visitatore che non riesce a leggere un libro sul bus che passa per la sopraddetta Piazza Venezia, lo stesso bus che ha ormai - sempre a causa delle vibrazioni- gli schermi a led non funzionanti, le sospensioni danneggiate, gli arredi plastici divelti, quelle persone che scivolano sul basolato viscido o che non possono spingere una carrozzella e quelli che cadono su quelle pietre a cui viene dato il nome sampietrino, ma di cui nessuno controlla più la misura e che sono scolpite senza senso e messe anche peggio, ma che nondimeno danno quell’idea romantica del fondotinta messo su rughe, purtroppo, troppo profonde da coprire. NB: L’attuale quadrato in selce è frutto dei lavori della Roma napoleonica e di una lenta sostituzione ottocentesca che avrà il suo acme sotto Pio IX e poi con i Savoia, abbastanza dissimile dal sampietrino originale, la piccola pietra a forma di tronco di piramide che Bernini propone nel 1667 per Piazza San Pietro -da cui il nome- e che andrà a coprire tutta la piazza a fasi alterne fino al 1710 per poi lastricarla definitivamente nel 1725 su impulso di Sergardi. Roma era un insieme di tecniche di pavimentazione mista dove, di volta in volta venivano previste lastricature diverse, tutte con un comune denominatore: la sicurezza e la comodità. Da Leon Battista Alberti a Palladio, da Bernini a Piranesi, tutti hanno presente la "praticità" delle strade prima della bellezza estetica.

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