«A Roma la linea dei grillini non cambia: attaccare il Pd e far dimettere Ignazio Marino. Segnalo con affetto che è la stessa linea della mafia». Il tweet risale al 27 marzo 2015 ed arriva dal profilo personale di Matteo Orfini. Lo screenshot in questi giorni è diventato virale e ormai è stato eretto a simbolo dell’improvviso cambio di rotta che il Pd a Roma ha tenuto nei confronti di Ignazio Marino. Un’inversione di tendenza che gli stessi militanti democratici, prima che gli elettori, non riescono ancora spiegarsi, se non riconducendola ad un diktat calato dall’alto da Matteo Renzi. In fondo, nel centrosinistra si erano create due fazioni: quelli che di Ignazio Marino erano scontenti, avendo di fronte il disastro in cui è piombata la città di Roma a livello di servizi e vivibilità; e quelli che lo hanno sempre difeso, confidando in lui per «sconfiggere la mafia e il malaffare». Orfini e i suoi si sono posti in mezzo, finendo per scontentare tutti. «Aiutare Marino è stato il mio principale obiettivo – ha detto Orfini ieri, in un lungo post affidato a Facebook - Gli ho fatto da scudo umano. Ho convinto persone di spessore a venire a dargli una mano, ne ho giustificato inadeguatezze ed errori. Molti di quelli che oggi mi accusano di averlo scaricato, fino a qualche settimana fa mi accusavano di difendere l’indifendibile. Se continuare significa danneggiare la città occorre fermarsi». Sta di fatto che il commissario romano ha trascinato i suoi consiglieri in questo gioco al massacro. Portandoli a contraddirsi, a volte anche in modo piuttosto grottesco. Alcuni di loro in queste ore stanno ricevendo delle minacce. Come Erica Battaglia, a cui una sua elettrice ha scritto in privato: «Sei una Giuda schifosa. Ancora riesci a guardarti allo specchio? Venduta senza orgoglio. Mi fai vomitare. Spero tu rimanga sterile». Anche la giovane vicecapogruppo Giulia Tempesta ha denunciato intimidazioni, provando ad affidare al suo blog personale le motivazioni di una scelta che oggi appare spiazzare l’elettorato. Al di là degli insulti, la base è in subbuglio. Il lungo post di Matteo Orfini è stato commentato da centinaia di elettori e molti dei giudizi sono negativi. Scrive Charlotte Matteini: «Era meglio un "sono stato frainteso" di berlusconiana memoria, anziché questa fanta-ricostruzione per gonzi». E ancora Tonino Forte: «Il Sindaco doveva essere giudicato dai cittadini tra due anni non da voi nelle segrete stanze in teleconferenza con il Vaticano». In realtà, dai commenti emerge come gli elettori non stiano difendendo Marino, bensì il concetto stesso di «democrazia». Ecco cosa scrive, in proposito Paola Bernardi: «Nessuno vi rimprovera di aver scaricato Marino. Vi si rimprovera il metodo. I rappresentanti delle istituzioni democraticamente eletti vanno sfiduciati nei luoghi deputati. Cos’è che non è chiaro in questo concetto?». CHI SONO I 21 CONSIGLIERI PD CHE HANNO SFIDUCIATO MARINO FABRIZIO PANECALDO VALERIA BAGLIO ATHOS DE LUCA MICHELA DI BIASE GIULIA TEMPESTA ERICA BATTAGLIA DARIO NANNI CECILIA FANNUNZA LILIANA MANNOCCHI MARCO PALUMBO ORLANDO CORSETTI MAURIZIO POLICASTRO ILARIA PICCOLO ALFREDO FERRARI LAURA PASTORE VALENTINA GRIPPO DANIELA TIBURZI DANIELE PARRUCCI GIANNI PARIS ANTONIO STAMPETE SVETLANA CELI
I traditori che osannavano Marino. Se questo è il Pd
Il voltafaccia dei 21 consiglieri «pugnalatori» del sindaco di Roma. Fino all’ultimo lo hanno sostenuto e difeso per poi rimangiarsi tutto
