Roma Capitale

Alfio Marchini firma col Pd e apre la partita elettorale

Il leader della Civica si dimette e manda a casa Marino In cantiere il nuovo "Partito della Nazione" con Renzi

Alfio Marchini. È lui il protagonista più atteso. Il leader della Lista civica apre questa nuova fase della politica un po’ come si era chiusa due anni e mezzo fa. Quando l’exploit elettorale dell’ingegnere sfiorò il 10% dei consensi e il fenomeno «civico» suscitò sin da subito l’attenzione dei moderati. Di centrodestra e di centrosinistra. La dimissioni di Alfio Marchini in appoggio al Pd che hanno mandato a casa il sindaco Marino assumono tuttavia un sapore elettorale che ha già mandato in fibrillazione l’uno e l’altro schieramento. Non a caso è lui l’"ultimo" ad arrivare in Campidoglio. Passa da un’entrata secondaria. Qualche minuto dopo le dimissioni di massa vengono protocollate, il Consiglio comunale sciolto e sindaco e giunta decaduti. «Per Roma faccio questo e altro - ha detto Marchini - noi abbiamo fatto quello che dovevamo fare, coerentemente a quello che avevamo detto, perché siamo gente seria. Oggi la cosa più importante è cominciare a ragionare sul futuro di Roma. I vecchi partiti non sono stati in grado di dare quelle risposte che servono a questa città. Faccio un appello a tutti i romani perché la città è in grande sofferenza e nessuno che la ami veramente può essere allegro». Di allegria, in effetti, ce n’è ben poca. La crisi dei partiti che proprio a Roma ha mostrato tutta la sua forza sembra convincere sempre più i leader nazionali a una scelta «civica» per conquistare un elettorato giustamente distaccato da una parte; per contenere l’ondata grillina dall’altra. Ecco allora che Alfio Marchini è diventato nel giro di pochi mesi il più «corteggiato», nel centrodestra, dove Silvio Berlusconi da tempo mostra "simpatia". E dal centrosinistra, con il premier Renzi che potrebbe approfittare di una candidatura lontana dalle correnti cannibale del Pd e mettere in cantiere quel progetto di un «partito della Nazione» che da tempo giace nel cassetto. La firma di Alfio Marchini, in aggiunta ai Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto, in calce a quelle del Pd aprono infatti uno scenario inedito come prospettato ieri da «Il Tempo». Nervosismo dunque da parte della minoranza dem, che giudica le dimissioni di massa per mandare a casa Marino «un’operazione spregiudicata», intravedendo «l’embrione del partito della Nazione, con Alfio Marchini candidato sindaco». Il Pd, non a caso, frena e con Orfini ribadisce le primarie, allontanando l’ipotesi «civica». Pressing anche degli azzurri su Berlusconi, convinti, come riferiscono fonti vicine ad Antonio Tajani, che l’unica carta per vincere a Roma sia proprio quella di Alfio Marchini. Indiscrezioni fanno dichiarare al Cav: «A Roma sarei per appoggiare Marchini, una persona perbene che conosco da tempo». Partita tutta aperta quella per le candidature a sindaco di Roma. Una partita sulla quale si gioca il futuro, non solo della Capitale.

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