È finita: i consiglieri dem hanno staccato la spina al sindaco Marino insieme ad altri di maggioranza e opposizione. Ieri il primo cittadino della Capitale aveva ritirato le dimissioni e aspettava un confronto in aula ma all'ora di pranzo si sono riuniti i consiglieri negli uffici di via del Tritone e si sono contati: ventisei firme per mettere la parola fine. Lasciando via del Tritone i consiglieri si sono recati tutti in Campidoglio e poco dopo le 18 le lettere dei 26, che avevano siglato un documento unitario davanti a un notaio, sono state protocollate facendo scattare automaticamente la decadenza di sindaco e dell'intero Consiglio, con conseguente commissariamento disposto dal prefetto di Roma Franco Gabrielli. A dare l'annuncio ufficiale il consigliere comunale Ncd, Roberto Cantiani: "Il notaio sta preparando l'atto e poi andiamo tutti insieme in Campidoglio" aveva dichiarato. In totale 19 consiglieri del Pd, 2 consiglieri della lista Marchini (compreso lo stesso Alfio Marchini), 2 consiglieri fittiani; un consigliere di Ncd e un consigliere di Centro Democratico. Sfogo e accuse: "Pd mi ha deluso" Prima di lasciare il Campidoglio, l'ormai ex primo cittadino ha voluto spiegare le sue ragioni in una affollatissima conferenza stampa. Senza risparmiare attacchi e frecciate a chi - dirigenti pd in testa - l'hanno deluso con i loro comportamenti. "Chi mi ha accoltellato - ha accusato - ha 26 nomi e, mi pare, un unico mandante". Chiaro riferimento al premier Matteo Renzi, che ha replicato: "Marino non è vittima di una congiura di palazzo, ma un sindaco che ha perso contatto con la sua città, con la sua gente. Al Pd interessa Roma, non le ambizioni di un singolo, anche se sindaco". Marino aveva ribadito che "la crisi politica che si è aperta al Comune di Roma auspicavo che potesse chiudersi nell'aula, per spiegare in un dibattito chiaro cosa stesse accadendo. Invece si è preferito andare dal notaio" ha recriminato lamentando come le dimissioni di massa dei consiglieri siano il segno della "politica che ratifica decisioni assunte altrove". Una decisione, quelle delle dimissioni, alla quale i consiglieri "si sono sottomessi". Nel mirino, ed era facile prevederlo, soprattutto il Partito democratico, che "ha tradito il suo nome e il suo dna, spingendosi "fuori dei confini della democrazia. Ho fatto degli errori? Certo, ma in medicina si dice che l'unico chirurgo che non sbaglia è quello che non entra in sala operatoria". E ancora: "Sono stato ostacolato dalla resistenza di quei poteri abituati a fare di questa città quello che volevano mentre con Renzi non avuto rapporti turbolenti. Nell'ultimo anno non ho avuto nessun rapporto". L'ennesima, convulsa giornata di una storia ricca di colpi di scena, cominciata con le dimissioni annunciate il 12 ottobre, aveva avuto una svolta intorno all'ora di pranzo quando i consiglieri si sono riuniti negli uffici di via del Tritone per contarsi: venticinque le firme che servivano, ventisei le firme poi raccolte. Indagato per le note spese Il giorno dopo il ritiro delle dimissioni, per Marino si era riaperto il fronte delle note spese e il sindaco, ora risulta indagato per peculato. Accusa confermata dal suo legale ed in relazione all'uso della carta di credito assegnata dall'amministrazione comunale, per le cene di rappresentanza o istituzionali. I pm contestano i reati di peculato e concorso in falso in atto pubblico. Marino avrebbe ricevuto un avviso di garanzia il 28 ottobre scorso. Questa notizia ha scatenato la furia dell'ex assessore ai Trasporti Stefano esposito che ha dato letteralmente del "bugiardo" al sindaco. E mentre da una parte la bufera giudiziaria su Marino non si placa, dall'altra i consiglieri di maggioranza e opposizione, hanno firmato le dimissioni contestuali. Nel frattempo, i sostenitori del sindaco Ignazio Marino si sono dati appuntamento dalle 16 in poi in piazza del Campidoglio. Come di consueto, il tam tam è partito su Facebook. Sull'evento creato dagli amministratori del gruppo Fb pro Marino - "Ci vediamo tutti in Campidoglio" - iniziano ad apparire le prime foto di chi man mano raggiunge la piazza e incita altri ad unirsi. Sul gruppo c'è chi chiede di portare dei lumini per celebrare "il funerale della democrazia". Esposito: "Marino è un bugiardo" L'ex assessore ai trasporti del comune di Roma Stefano Esposito, a Sky TG24, in merito alla notizia che Ignazio Marino è indagato dalla Procura di Roma per la questione scontrini è furioso: "Amarezza e rabbia personale. Io, come tutti, ci ho messo la faccia in questa cosa e ho ritenuto il sindaco una persona corretta. Devo prendere atto che siamo di fronte a un bugiardo e non me lo sarei aspettato" . E ricorda che "già ieri sera, prima viene smentita la cosa sull'indagine costringendo poi la procura a smentire la smentita. E già lì qualche dubbio mi è venuto ma l'ho catalogato come l'ennesimo errore di un gruppo, intorno al sindaco, totalmente incapace fare comunicazione. Insomma, prosegue, per me è una giornata un po' amara per quello che è avvenuto, ma bisogna scuotersi e ripartire rapidamente. Per quanto riguarda la gestione commissariale di Orfini, non credo che siano stati fatti errori, ci ha messo la faccia, mentre Marino, anche ieri sera ha continuato pensare a se stesso invece che alla città. Ora la pima cosa da fare è mettere a disposizione di Roma le risorse e le figure giuste per governare in questi 8 mesi. Un minuto dopo ci occuperemo delle elezioni". Dopo Che Guevara cita Allende: "Non sono martire ma lottatore" In mattinata, inaugurando una targa toponomastica che intitola il Parco di Tor Vergata a Salvador Allende, Marino aveva citato una sua celebre frase: "Non mi sento un martire, sono un lottatore sociale che tiene fede al compito che il popolo gli ha dato. E vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente. Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli". Parole che il presidente Allende riferì alla Nazione in un discorso tenuto poco prima di morire. E così, dopo Che Guevara già citato da Marino, era toccato a Salvador Allende e le parole del Presidente cileno possono assumere un valore simbolico vista la situazione politica che coinvolge il primo cittadino. L'attacco del Vaticano: "Vicenda-farsa" Nel corso dell'ennesima convulsa giornata di una storia ricca di colpi di scena è arrivato anche il commento dell'Osservatore Romano secondo cui il caso delle dimissioni "sta assumendo i contorni di una farsa perché al di là di ogni altra valutazione, resta il danno, anche di immagine, arrecato a una città abituata nella sua storia a vederne di tutti i colori, ma raramente esposta a simili vicende".
Marino non è più sindaco di Roma: "Il Pd mi ha deluso"
Dopo le dimissioni di 26 consiglieri. Lo sfogo in conferenza: "Mi hanno accoltellato". Renzi: "Nessuna congiura". L'ex primo cittadino indagato per gli scontrini E scoppia il giallo dell'inchiesta sulla onlus
