Roma Capitale

Marino pronto a ritirare le dimissioni: "La mia giunta lavora e guarda avanti"

Il primo cittadino si prepara alla guerra con il suo partito. Il Pd pronto a presentare la mozione di sfiducia. Renzi lo snobba LEGGI ANCHE Ignazio tenuto in piedi dai veti incrociati

C'è chi dice sia questione di ore. L'unica cosa certa, però, è che Ignazio Marino ci sta pensando. E sarebbe pronto a ritirare le sue dimissioni "al più tardi" domani. Insomma, nonostante la sfiducia dei consiglieri comunali del Pd, nonostante le rassicurazioni del commissario romano e presidente dei Democratici, Matteo Orfini, il sindaco-marziano ha deciso di andare alla guerra. Senza esclusione di colpi. Che le sue intenzioni fossero bellicose lo si era capito già domenica quando, di fronte ai suoi sostenitori radunati in piazza del Campidoglio per chiedergli di ripensarci, aveva assicurato: "Non vi deluderò": Oggi un'altra frase sibillina: "La mia è una giunta che lavora e che guarda avanti". E la domanda nasce spontanea: quanto avanti? Perché in linea teorica mancano solo 6 giorni alla fine del suo mandato e a via del Nazareno considerano da tempo la "questione romana" un problema risolto. In realtà, però, i consiglieri comunali Dem starebbero già preparando il piano B. Lo scenario più probabile è che una volta ufficializzato il ritiro delle dimissioni - a cui potrebbero però fare da contraltare le dimissioni di gran parte dei suoi assessori, compreso qualche fedelissimo - Marino si presenterà in Assemblea capitolina per chiedere alla sua ormai ex maggioranza di andare avanti insieme. A quel punto gli esponenti del Pd risponderebbero con una mozione di sfiducia, che verrebbe portata in Aula e depositata proprio al termine dell'intervento del sindaco uscente senza neanche un intervento di replica, facendo partire così il countdown dei dieci giorni necessari prima di poter mettere ai voti il documento. Resta da capire come si comporteranno le opposizioni. Voteranno la mozione dei Democratici o "salveranno" Ignazio? In realtà esiste anche un piano C: l'addio in massa dei 19 consiglieri Pd, a cui si dovrebbero aggiungere altri sei colleghi - su questo fronte è già in corso l'attività di scouting - per arrivare alla fatidica quota di 25 consiglieri dimessi in contemporanea, che porterebbe allo scioglimento automatico del Campidoglio.  Insomma tutto è nelle mani del primo cittadino che Matteo Renzi ha già ampiamente scaricato. Fonti di via del Nazareno assicurano che il segretario-premier non avrà alcun contatto, né telefonico né di persona, con Marino. Per lui e per i vertici del partito "la vicenda è chiusa, si stanno solo discutendo le modalità".

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