Roma Capitale

Anziano massacrato in un incontro hard Gigolò rischia 20 anni

Richiesta della procura per il romeno Il 25enne accusato di omicidio e rapina

Quell’incontro intimo da consumarsi in un’automobile nascosta tra le frasche di Pian Dell’Olmo si era presto trasformato in una scena degna di Arancia Meccanica. Il gigolò venticinquenne che aveva sedotto Alberto P., 74enne, avrebbe infatti ordito una trappola chiamando a raccolta alcuni amici che avrebbero massacrato e rapinato l’anziano. Alberto, la vittima, era deceduto dopo due mesi trascorsi a lottare tra la vita e la morte. Riccardo Martin Vasile, il gigolò difeso dall’avvocato Ettore Iacobona, era invece stato arrestato e pochi giorni fa la Procura di Roma ha chiesto che l’imputato, giudicato attraverso il rito abbreviato, venga condannato a scontare 20 anni di reclusione perché accusato di omicidio e rapina. Del resto il capo d’imputazione firmato dai pubblici ministeri Antonio Calaresu e Pantaleo Polifemo parlava chiaro: Riccardo Martin Vasile «agendo con altre persone rimaste ignote», avrebbe massacrato la vittima colpendolo più volte alla testa «tanto da procurargli un grave trauma facciale e cranico». L’anziano infine sarebbe stato stretto al collo talmente forte che la sua carotide sarebbe rimasta lesionata. Era il luglio del 2014 quando Alberto era caduto nella trappola. Non era la prima volta che l’anziano contattava il 25enne. In quella occasione il gigolò gli avrebbe dato appuntamento in una piazzola, a Pian Dell’Olmo. Così la sera Alberto si era recato in zona a bordo della sua auto. Non aveva molto con sé, nelle sue tasche vi erano pochi spiccioli e un vecchio cellulare. Giunto sul posto Alberto capisce subito che qualcosa non quadra. Vasile non è solo e non ha alcuna intenzione di intrattenere un rapporto sessuale. Nelle intenzioni dell’imputato, secondo la Procura, vi è solo il desiderio di derubare la vittima. Alberto vuole scappare ma non riesce perché i tre complici del gigolò lo colpiscono al volto con pugni e calci. Poi si avventano stringendo il collo dell’anziano e infine, quando la vittima è sfinita e in fin di vita, lo derubano sottraendogli soldi e telefono. Gli aggressori si dileguano e Alberto rimane solo. È ancora riverso in una pozza di sangue quando due passanti lo notano. «Tre romeni mi hanno aggredito» avrebbe detto ai soccorritori prima di perdere conoscenza. Giunto in ospedale l’anziano entra in coma. I medici del Sant’Andrea fanno tutto il possibile per curare le ferite al collo e alla gola ma la carotide ormai è lesionata. Nonostante gli interventi chirurgici Alberto muore dopo due mesi di agonia. Nel frattempo gli inquirenti analizzano i tabulati telefonici risalendo alle telefonate tra Alberto e il gigolò. Dopo essere stato arrestato l’imputato prova a discolparsi spiegando ai magistrati che Alberto avrebbe voluto pagare solo 10 euro per un rapporto ed «era troppo poco - avrebbe detto Vasile - Abbiamo litigato e gli ho dato qualche schiaffo. Non so cosa sia accaduto dopo».

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