Roma Capitale

Il rischio scontrino e la barra sul "no"

di Matteo Vincenzoni

Quando la pezza è peggio del buco. Nel giorno in cui il sindaco si prenota per le primarie del Pd, annuncia di non voler mollare la poltrona in Campidoglio a meno che qualcuno non decida di sfiduciarlo politicamente, si ritrova a fare i conti con un’altra storia destinata a imbarazzare persino chi lo sprona ad andare a avanti. Le date sono importanti, la tempistica rende l’idea: a fine settembre, sull’onda dei viaggi oltreoceano e della scomunica papale, scoppia l’affaire scontrini. Il Tempo e i 5Stelle lo incalzano sulle spese, anche i giornali fin lì amici lo mollano per chiedergli spiegazioni. Marino è in difficoltà. Fino a quando, la sera del primo ottobre 2015, durante la trasmissione tv Piazza Pulita, annuncia che l’indomani (2 ottobre) metterà on line le ricevute dei suoi viaggi e delle sue cene. Dal 3 ottobre i giornali riportano le versioni dei ristoratori che smentiscono i «giustificativi» apposti dal sindaco sulle ricevute e i nomi dei commensali. Sui giornali del 4 ottobre si legge che il consigliere Onorato (lista Marchini), seguito da 5 Stelle e Fratelli d’Italia, porterà in procura tutte le ricevute del sindaco. E mentre i conti delle sue trasferte americane sembrano non tornare, da Sant’Egidio ai giornalisti tutti negano di esser stati a cena con Ignazio. Il 5 ottobre ci si interroga sull’aumento da 10mila a 50mila euro del plafond della carta di credito in uso al primo cittadino. Il 6 ottobre la storia si fa seria perché trapela la notizia che la procura ha aperto un fascicolo con ipotesi di reato gravi che vanno dal falso al peculato. Il 7 ottobre, con la procura che convoca i ristoratori per interrogarli, Marino che fa? Prima annuncia che restituirà 20mila euro ai romani, poi stipula una polizza per assicurarsi sugli eventuali danni legati al suo ruolo di sindaco di Roma. Una polizza da 1700 euro, con copertura fino a 5 milioni, sottoscritta non solo con due anni e mezzo di ritardo ma a sole 24 ore dall’annuncio delle sue dimissioni. Perché lo fa, sapendo di dimettersi? Perché invia la richiesta ad "Assicurazioni di Roma", che lui stesso voleva demolire inserendola nel piano di dismissione delle partecipate capitoline? Il Campidoglio replica che è vero che Marino aveva firmato il modulo della polizza ma non era vero che la polizza era stata istruita poiché alcun pagamento era avvenuto. Ma cosa aveva firmato il sindaco? Un documento in cui si chiedeva a Marino - per ben due volte - di specificare se fosse stato a conoscenza di circostanze che avrebbero potuto «dar luogo a richieste di risarcimento». Marino barra il no, e così può beneficiare degli effetti retroattivi legati a eventuali danni erariali connessi al ruolo di sindaco. Con tutto quel che stava succedendo, tra inchieste in procura, alla Corte dei conti e i controlli dei revisori del Campidoglio, quella croce sul no insospettisce la maggioranza del Cda di Assicurazioni di Roma. L’iter viene stoppato, il Cda del 15 ottobre viene sospeso e rinviato al 21. Qui si rimpallano le versioni: Marino giura d’aver chiesto la revoca, Adir parla di «comunicazioni interrotta» nella catena informativa interna. Le carte dicono altro. Dov’è la verità?

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