Roma Capitale

Vigilanza su bus e metro Il maxi appalto in Procura

Assunzioni sospette, telecamere spente e penali mai pagate nel dossier su Atac consegnato dall’assessore Esposito ai pm

Assunzioni poco chiare, telecamere che non funzionano, penali mai applicate nonostante gli sfregi dei writers e i furti di rame. Nel dossier di oltre 100 pagine consegnato dall’assessore ai Trasporti, Stefano Esposito al procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, un intero capitolo sarebbe dedicato all’appalto triennale da quasi 90 milioni di euro sulla vigilanza delle strutture. Un affidamento che finora non ha destato l’attenzione degli organismi di controllo interni ed esterni all’azienda, ma che secondo la squadra capitanata dal senatore torinese avrebbe bisogno di approfondimenti da parte della magistratura. SORVEGLIANZA INEFFICACE La relazione pone l’accento sul fatto che il sistema di videosorveglianza sarebbe non funzionante in più punti, eppure la manutenzione dovrebbe essere inclusa nella tariffa oraria del contratto di vigilanza. Anche per questo motivo, writers e cercatori di rame avrebbero vita facile ad intrufolarsi nei depositi. Non solo, perché ogni volta che qualcuno danneggia i materiali Atac, la ditta appaltatrice della sorveglianza dovrebbe pagare delle penali: secondo quanto indicato nel rapporto ciò non avverrebbe. Infine la questione della sicurezza. Nonostante il fenomeno delle borseggiatrici e dell’accattonaggio molesto abbia radici ben più complicate, si ritiene che non si faccia abbastanza per contrastare il problema, creando danno all’azienda. Insomma: tutto il comparto della sorveglianza è finito nel mirino della Procura, e con esso anche alcuni dirigenti della municipalizzata capitolina. Su questo e sugli argomenti affrontati all’interno del dossier, la prossima settimana verrà avviata un’indagine da parte della Procura di Roma, che contemplerà in un unico fascicolo anche i disservizi della Roma-Lido e gli ultimi episodi di malfunzionamento ed incidenti. BRACCIO DI FERRO APPALTI Nel frattempo proseguono le polemiche sulla lettera dell’Autorità Anticorruzione inviata ad Atac, che censura il ricorso frequente (anzi, quasi esclusivo), negli ultimi cinque anni, alla procedura negoziata per l’affidamento di servizi e forniture. L’organismo presieduto da Raffaele Cantone parla di una percentuale che supera addirittura il 90% e che ha toccato punte del 99%. «Siamo di fronte ad una mole di denaro, 2,25 miliardi in 5 anni spesi in appalti, di cui 1,6 miliardi senza gara) - ha specificato l’assessore Esposito - che è davvero spaventosa. Tutto ciò, in considerazione della situazione economico-finanziaria di Atac». A metterci il carico anche l’assessore alla Legalità, Alfonso Sabella, che fa dei distinguo fra l’era Marino e l’era Alemanno: «Mi permetto di rilevare che nel 2011 era stato affidato in procedura aperta il 58,45% della spesa per i lavori, nel 2015 il 68,15%. Per i servizi si passa dal 30,2% degli importi in procedura aperta del 2011 al 66,62% del 2015. Infine per le forniture si va addirittura dallo 0,39% dell’importo totale nel 2011 al 96,66% nel 2015. Credo che questi dati diano la piena misura della totale inversione di tendenza e discontinuità», promuovendo in qualche modo anche l’operato dell’amministratore delegato uscente, Danilo Broggi. Dichiarazioni in sintonia proprio con quelle della stessa Atac, che ha ribadito come le procedure contestate siano previste dal Codice degli Appalti e rese più trasparenti dalla pubblicazione online. Un plauso ad Esposito arriva dal commissario Pd, Matteo Orfini: «Ci tengo a ringraziare Stefano Esposito: in questi mesi molti hanno ironizzato sulla scelta che avevo fatto suggerendolo per quella postazione. Oggi forse è più chiaro chi avesse ragione». DIRIGENTI E PECULATO Intanto, la Procura si avvierebbe a chiudere l’indagine che vede coinvolti alcuni ex dirigenti dell'Atac accusati di essere intascati soldi della municipalizzata dei trasporti. Si tratta di fatti illeciti che sarebbero stati compiuti, secondo quanto accertato dai pm Laura Condemi e Alberto Pioletti tra il 2007 e il 2010. In totale il peculato riguarda circa 2 milioni di euro che sarebbero stati distratti dall'azienda attraverso la stipula di fittizi contratti di consulenza (ufficialmente per la valutazione del personale) con società intestate a prestanome. Dagli accertamenti dei magistrati il denaro sarebbe stato trasferito all'estero su conti correnti riconducibili, appunto, ad ex manager di Atac.

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