Andrea Bernaudo, ex consigliere Pdl alla Regine Lazio, è uscito indenne dall’inchiesta rimborsopoli prima del processo con l’archiviazione. Quel terremoto provocò la caduta della giunta Polverini. Fondatore del movimento giovanile Forza Italia nel 1994, oggi promotore e presidente del movimento SOS partita IVA che ha già ha raccolto l’adesione di numerosi comitati in tutta Italia. Oggi come ieri cade una classe dirigente, per spese di rappresentanza, al momento non giustificate, corsi e ricorsi storici? «Chi di rimborsi ferisce di rimborsi perisce. Oggi crolla definitivamente la presunta superiorità morale del Pd, ma non tanto per gli scontrini di Marino, quanto per le indagini su Mafia Capitale. Il Pd ha usato Marino, nonostante la sua incapacità ad amministrare. Ne ha fatto uno scudo nella fase acuta dell'indagine, poiché Buzzi lo considerava un "marziano" e lo ha eretto a totem dell'onestà, per poi scaricarlo oggi che l'indagine mafia capitale è stata chiusa. Proprio alla vigilia della pioggia di milioni che arriveranno in vista del Giubileo con Renzi che tenta di rinviare le elezioni. Tutta una coincidenza?» Nel caso della Regione Lazio però si è trattato di un sistema diffuso. «Un sistema che è crollato grazie al coraggio di chi, come me e pochi altri, firmò la sfiducia politica all'ex capogruppo Pdl. È da quella sfiducia che partì rimborsopoli e crollò l’intero sistema. Di questo nessuno ce ne ha mai riconosciuto il merito, a cominciare dal partito in cui militavo». Trova giusto che Marino sia stato costretto a dimettersi? «Un momento, io non sono stato mandato a casa dagli elettori, ma da Renata Polverini che decise di dimettersi. Una decisione sbagliata, perché si fece di tutta l’erba un fascio, è con le sue dimissioni che si chiuse la legislatura. In quella fase mancò la segreteria del Pdl, allora a guida Alfano, e il partito ebbe un comportamento indegno: anziché valorizzare il nostro coraggio e difenderci dalle diffamazioni, contribuì a creare il corto circuito che portò alle dimissioni della Polverini che - numeri alla mano - stava governando bene. Marino, invece, oltre a gaffe e scontrini, ha peggiorato lo standard di qualità della vita dei romani, dai rifiuti al traffico. Oramai il livello di insofferenza della città per lui era altissimo». Tutto questo apre una riflessione sui partiti e sul rapporto degli eletti con la cittadinanza, la distanza, come dimostra la stessa esperienza Marino, sembra incolmabile. «Certo, infatti Grillo cresce, ma la colpa è dei partiti tradizionali. Per noi l’unica soluzione che ha l’Italia per non cedere ai commissariamenti e all’antipolitica di Grillo è creare il movimento politico dei contribuenti produttivi contro la prepotenza dello Stato e del suo esercito: burocrazia e fisco, che opprimono ogni attività produttiva. Il primo problema in Italia è il total tax rate al 68,5% su chi produce, una follia!» Pensa di candidarsi in futuro? «Secondo lei una persona come me, che ha avuto il coraggio di aprire, con pochi altri, la rimborsopoli delle regioni e che è passata indenne al vaglio della magistratura puó trovare spazio negli attuali partiti politici? Io non credo. Ma posso sempre essere smentito. Di sicuro il mio impegno politico non si è mai interrotto e con SOS partita IVA non delegheremo più».
Bernaudo: Marino a casa per «comoda« incapacità
Andrea Bernaudo, ex consigliere Pdl alla Regine Lazio, è uscito indenne dall’inchiesta rimborsopoli prima del processo con l’archiviazione. Quel terremoto provocò la caduta della giunta Polverini....
