Roma Capitale

Auto pirata sulla folla Il 17enne rom a processo

In fuga dalla polizia uccise una colf e ferì 8 persone

A quattro mesi dall’incidente in cui perse la vita la colf filippina 44enne, Corazon Abordo Perez, inizia il processo nei confronti del principale responsabile dell’accaduto. Il 17enne rom alla guida dell’auto, in fuga da un posto di blocco della polizia, che piombò a tutta velocità sulla folla, davanti alla metro Battistini, travolgendo 9 persone, verrà processato la prossima settimana.     LE INDAGINI Giudizio immediato. I magistrati della Procura minorile lo hanno ottenuto. Il ragazzo accusato di omicidio colposo e lesioni gravissime sarà costretto a sedere nel banco degli imputati senza l’intervento del gup. I procuratori hanno stralciato la posizione dell’altra minorenne, sull’auto killer, rimasta in cella diversi giorni, e accusata di concorso in omicidio. Libero anche il maggiorenne. Il pm Maria Letizia Golfieri continua a passare al setaccio la posizione del 19enne arrestato dopo essere fuggito e accusato di concorso in omicidio. La Procura di piazzale Clodio continua ad attenzionare il padre del principale artefice della morte di Cory, che si autoaccusò, per gli inquirenti, dichiarando il falso.     LA MORTE DI CORAZON Quel mercoledì 27 maggio la vita di Corazon Abordo Perez si era intrecciata fatalmente con quella delle persone che viaggiavano a bordo della Lancia Lybra grigia intestata a un rom. Che non era a bordo e risulta intestatario di altre 24 auto. La Lancia era scappata a un posto di blocco travolgendo 9 persone. Corazon, madre e lavoratrice esemplare, morì dopo essere stata trascinata dal mezzo per diverse decine di metri. Gli occupanti scapparono. Tranne una ragazzina, fidanzata del guidatore. La 17enne non aveva collaborato con gli inquirenti, il padre del principale indagato si era autoaccusato, ma il protagonista di questa tragedia, insieme ad un 19enne, era riuscito a darsi alla fuga. Dopo alcuni giorni, anche grazie all’aiuto della madre dell’indagato, i due erano stati arrestati. Si nascondevano a poche centinaia di metri dal campo rom in cui vivevano, La Monachina.     LE REAZIONI Mentre in città e intorno ai campi nomadi esplodeva la rabbia, proteste anche per le condizioni di sicurezza della strada teatro dell’incidente. La comunità filippina non chiedeva vendetta ma giustizia. I familiari della vittima si erano affidati all’avvocato Valentina Chianello. Il legale si potrà costituire parte civile solo nel processo a carico del maggiorenne mentre per quanto riguarda la giustizia minorile assiste il marito della vittima come persona offesa. La famiglia non desidera risarcimenti in denaro e aveva ringraziato, insieme sindaco di Baco Oriental Mindoro, il sindaco Marino per aver provveduto al rimpatrio della salma e alle spese del funerale. «Attendo giustizia in un processo veloce ed esemplare - ha dichiarato il legale - è questo quello che mi ha chiesto la famiglia e la comunità che ho incontrato nelle filippine».

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