Un ministro della Repubblica che celebra i dieci anni di "Calciosociale" Massimo Vallati, ideatore dell’iniziativa, non se lo sarebbe mai immaginato quando da giovanissimo ultra della Lazio sognava uno sport più pulito. Ma i sogni a volte si avverano e stamane a Corviale, ai piedi del Serpentone, considerato un eco mostro o un capolavoro dell’architettura, il Ministro Marianna Nadia alle 11 porterà il ringraziamento del Governo per quello che rappresenta non solo un esempio di riqualificazione urbanistica ma soprattutto un esempio di pulizia e trasparenza. Ma Vallati cosa prova a dieci anni dall'inizio del suo sogno? «che dobbiamo andare avanti, che non siamo più soli come all’inizio. Dietro un pallone c’è sempre un bambino che dietro quel pallone può diventare un uomo vero e noi lo aiutiamo facendolo giocare dandogli regole semplici». Calciosociale è una società sportiva dilettantistica no profit operante appunto a Corviale, quartiere periferico famoso per l'edificio di edilizia popolare lungo un chilometro e alto 9 piani: nel quartiere vi abitano circa 6.000 persone e l’occupazione abusiva di centinaia di appartamenti, il degrado strutturale, gli alti tassi di analfabetizzazione e di disoccupazione sono i maggiori problemi. Calciosociale opera in questo contesto proponendo un’attività educativa e pedagogica che coinvolge a 360 gradi il ragazzo e la sua famiglia. Si rivolge pertanto a uomini e donne, ragazzi e ragazze, giovani con disabilità e ragazzi con problemi di droga, precedenti penali, disagio familiare e senza alcun limite di età. I principi proposti da Calciosociale si esprimono attraverso il gioco del calcio inteso come metafora della vita: promuovere i valori dell'accoglienza, del rispetto delle diversità, della corretta crescita della persona e del sano rapporto con la società. Il campo di calcio è realizzato con materiale biodegradabile e il centro è stato costruito in modo partecipato: solo così la cittadinanza ha sentito "suo" un edificio di pubblico utilizzo e solo così se ne prenderà cura. In questi dieci anni Calciosociale ha collaborato con le istituzioni locali, le comunità terapeutiche e con tutte le altre associazioni no-profit operanti nel territorio romano, al fine di creare una rete solidale il più possibile vicina alla cittadinanza. Questa attività sociale e culturale dell’Associazione ha fatto sì che si ritornasse a discutere del problema dell’abbandono delle periferie creando una rete tra cittadini, istituzioni politiche locali, Università e aziende: un modello di networking e di smart communities replicabili in altri contesti urbani. Ad oggi le attività del Calciosociale sono presenti a Roma, presso il quartiere di Corviale, in Toscana a Montevarchi e ad Empoli, a Napoli, nel quartiere di Scampia, in Sardegna a Quartu S. Elena, a Carsoli in Abruzzo.
Il «campo dei miracoli» contro l’emarginazione
Vallati: «Lo sport per battere il degrado»
