Bisogna dirlo, il Pd ci ha provato in tutti i modi a salvare Ignazio Marino. Ma alla fine, di fronte all'evidenza, si è dovuto arrendere. Il punto, però, è che la difesa ad oltranza del sindaco-chirurgo non nasceva dalla convinzione che, proseguendo la legislatura, la Capitale avrebbe beneficiato della sua ottima amministrazione. Piuttosto i Democratici avevano paura di unire Roma al resto di comuni che andranno al voto il prossimo anno. Il perché è semplice. In difficoltà a Milano dove non hanno ancora trovato un candidato, in difficoltà a Napoli dove dopo Luigi De Magistris difficilmente il centrosinistra riuscirà a vincere, Matteo Renzi e i suoi temono un effetto domino. E perdere in un sol colpo Milano, Napoli e Roma non sarebbe certo un bello spot per il governo. Così si è tentato, invano, di evitare questa sciagurata ipotesi. Ma non è ancora detto. I Dem sono infatti pronti a giocare la loro carta della disperazione: il rinvio. A lanciare l'ipotesi è il capogruppo del partito al Senato, Luigi Zanda: "Se il nostro ordinamento lo consentisse, credo sarebbe molto importante far svolgere le elezioni nella Capitale dopo la fine del Giubileo. Anche per evidenti ragioni di ordine pubblico. Tenere la campagna elettorale per qualche mese in contemporanea al pellegrinaggio di milioni di visitatori esporrebbe Roma a pericoli molto seri". A sostegno di Zanda arriva il viceministro all'Interno, Filippo Bubbico (anche lui Pd), che parlando ad Affaritaliani spiega: "Tecnicamente è possibile. Io credo che sia doveroso approfondire tutte le questioni. Il governo lo farà e assumerà le determinazioni conseguenti. Non si può dire oggi sì o no. Solo dopo aver valutato le diverse questioni il governo, nella sua dimensione collegiale, assumerà le determinazioni. Sarei uno sciocco se dicessi oggi sì o no". In ogni caso Bubbico, aggiunge che "fino a quando le leggi non vengono modificate vanno rispettate. E in questo momento la legge prevede che in caso di scioglimento di carattere ordinario di un comune le elezioni si tengano nel turno elettorale successivo. Ovviamente, noi parliamo di una norma di carattere generale e che vale per gli oltre 8mila comuni d'Italia. Roma non è un comune qualunque". Opposizioni in rivolta Ma l'ipotesi avanzata da Zanda e Bubbico scatena l'immediata reazione delle opposizioni. "Con buona pace di Zanda - attacca il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri -, è veramente un misero tentativo pensare di rinviare le elezioni di Roma con il pretesto del Giubileo". Zanda non faccia il furbo, come fa #Marino Non usi Giubileo per rinviare elezioni e nascondere che #PD teme voto. Roma affonda basta giochi — Barbara Saltamartini (@BSaltamartini) 10 Ottobre 2015 E anche Roberto Calderoli è sulla stessa lunghezza d'onda: "Prima puntata: Marino si dimette, forse, ma non presenta le dimissioni. Seconda puntata: Marino presenterà le dimissioni settimana prossima ma avrà 20 giorni per decidere se ritirarle. Terza puntata: Marino si dimetterà, ma forse no, e oggi Zanda ipotizza il non ritorno al voto per il Giubileo e per questioni di ordine pubblico!. Il cosiddetto 'partito democratico' teme solo una cosa, il popolo e il suo voto. Siamo ritornati non al ventennio ma alla repubblica di Salò. Arrendetevi! Siete circondati dal popolo che vuole votare. Basta truffe, democrazia sempre!".
Campidoglio, il Pd ha paura del voto e pensa al rinvio
Zanda: "Elezioni insieme al Giubileo? Problemi di ordine pubblico". Il viceministro Bubbico: "Tecnicamente lo spostamento è possibile". Ma le opposizioni insorgono LEGGI ANCHE Mezza Italia al voto, Renzi si gioca la poltrona
