Povero Marino. Nemmeno fosse un cardinale finito in disgrazia. La frase di Papa Francesco pronunciata sul volo di ritorno da Philadelphia a proposito della sua presenza al meeting internazionale delle famiglie («Io non ho invitato il sindaco Marino, chiaro?») ha... scatenato l’inferno, per parafrasare Massimo Decimo Meridio, il gladiatore di Ridley Scott. Da una parte ha messo la parola fine al (presunto) rapporto privilegiato con il primo cittadino, dall’altro ha messo in moto la macchina da guerra che sta travolgendo l’inquilino del Campidoglio. Eppure sembrava un idillio quello tra il Papa e il sindaco di Roma. Un rapporto iniziato con la prima visita di Marino in Vaticano, quando ancora girava in bicicletta, il 4 luglio 2013, e un abbraccio più che informale. Cordialità ripetute varie volte, come in occasione della giornata delle famiglie nell’Anno della fede, quando Francesco fece fermare la «papamobile» per scendere a salutare il sindaco. Tempi decisamente cambiati. I motivi? Nessuno si sbilancia ma certo la fuga in avanti di Marino sulle unioni gay non è piaciuta al Papa. E c’è chi parla, dietro rigoroso anonimato, di irritazione per la gestione dei preparativi in vista del Giubileo della Misericordia. Dopo la risposta del Pontefice sull’aereo di ritorno dagli Stati Uniti, il direttore della sala stampa vaticana, padre Lombardi aveva detto che «i rapporti fra i rappresentanti della Santa Sede e le autorità italiane a proposito del Giubileo si sono sempre svolti e continueranno a svolgersi con serenità e correttezza nelle sedi appropriate». A tutti era sembrato un tentativo di ricucire i rapporti col Campidoglio ma anche un invito a non perdere tempo. Due giorni dopo erano arrivate le parole di mons. Paglia. Il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, pensando di rispondere al premier Renzi mentre in realtà si trattava di un imitatore, aveva dichiarato a una trasmissione radiofonica che Marino si era imbucato, definendolo un bischero e affermando che «Il Papa era furibondo (...) Quando era a Philadelphia ha insistito per vederlo e rivederlo, e questo lo ha fatto infuriare. Deve avere delle cose da farsi perdonare, sta cercando appoggi. Queste cose fanno infuriare il Pontefice». Una trappola, certo. Ma questo non cambia lo stato dei rapporti tra Vaticano e Campidoglio. E a peggiorarlo ci sono le successive dichiarazioni del sindaco. Evidentemente risentito, Marino disse in tv che il Papa non avrebbe dovuto rispondere a quella domanda. Chissà perché... A stretto giro la replica di Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani: «Marino è in confusione. Pensi a ciò che deve (o non deve) dire e fare lui». Del resto i motivi di tensione in questi due anni non sono mancati. Il primo affondo del Papa risale al Te Deum di fine anno del 2013. «Roma è una città di una bellezza unica - disse Francesco - Eppure, anche a Roma ci sono tante persone segnate da miserie materiali e morali, persone povere, infelici, sofferenti, che interpellano la coscienza di ogni cittadino (...) Tutti hanno il diritto ad essere trattati con lo stesso atteggiamento di accoglienza e di equità, perché ognuno è portatore di dignità umana». Durissima la polemica innescata nel gennaio 2014, quando passa in commissione la proposta di istituire il registro delle unioni civili. È il Vicariato ad attaccare l’amministrazione capitolina con un editoriale di Angelo Zema, direttore di Roma Sette, il settimanale della Diocesi pubblicato con Avvenire. Stessa situazione a ottobre, dopo la prima trascrizione dei matrimoni omosessuali: «È solo una scelta ideologica, che certifica un affronto istituzionale senza precedenti» scrisse Zema, parlando di «intento dal chiaro sapore demagogico», di «mistificazione, ben sostenuta a livello mediatico e politico e alimentata da un linguaggio che mira a distorcere la realtà». Altri argomenti di profonda divergenza, per non dire di autentico scontro, sono stati l’appoggio della giunta alla teoria gender, con il piano di aggiornamento delle educatrici dei Nidi e delle maestre delle scuole dell’infanzia, la proposta di quartieri riservati alla prostituzione, la gestione delle politiche familiari, con l’eliminazione, ad esempio, delle agevolazioni economiche per il terzo figlio al nido. Infine i richiami continui, sia del Vicariato che del Papa, in seguito alle vicende di «Mafia Capitale». Basta ricordare le parole del Pontefice il 14 giugno scorso a chiusura del convegno ecclesiale in piazza S. Pietro: «A seguito delle ben note vicende, la nostra città ha bisogno di una rinascita, deve rinascere moralmente e spiritualmente». Marino sembra rimasto sordo a quell’appello.
Così la Chiesa ha "scomunicato" Marino
Sul volo di ritorno dagli Stati Uniti la frase del Pontefice che "scarica" il sindaco: "Non l'ho invitato io"
