Roma Capitale

A maggio un voto sul governo

Renzi telefona nella notte a Matteo Orfini e dà l'ordine: "Stavolta è finita". Ma ora la Primavera 2016 si annuncia calda per il premier LEGGI ANCHE Pd romano e Orfini travolti

Alla fine ha vinto Matteo Renzi. Il premier, dopo aver in due occasioni chiesto invano le dimissioni di Marino, stavolta piega la resistenza di Matteo Orfini. Dopo una lunga notte i renziani romani vengono svegliati all’alba da un sms di Renzi. Testo secco, due parole: «Game over». Alle otto del mattino la notizia sulla crisi di governo a Roma è già sulla bocca di tutta la politica romana e le voci su un imminente addio del sindaco si rincorrono, trovando conferma di ora in ora, fino all’epilogo del tardo pomeriggio. Vince Renzi, insomma. In estate, dopo la seconda retata di Mafia Capitale, in due occasioni il premier-segretario aveva chiesto al Pd romano di archiviare la vicenda. «Non basta essere onesti, a me interessa se Marino sa governare. Mi interessa che Roma sia pulita e che i trasporti funzionino. Marino si guardi allo specchio: se sa governare vada avanti, se no vada a casa», tuonò Renzi. Già prima dell’inchiesta Mondo di mezzo Renzi era scontento del governo di Roma, tanto che il vicesegretario Lorenzo Guerini a novembre chiese un cambio di passo e una giunta di peso. Marino traccheggiò, poi esplose Mafia Capitale. In estate stesso teatrino, con Orfini, presidente Dem e commissario del Pd romano, che difese strenuamente l’operato del sindaco convincendo Renzi, anche per timore di una sconfitta elettorale in caso di elezioni a maggio 2016, ad andare avanti col chirurgo, ad avviare una «fase due» in realtà mai avviata in vista dell’imminente Giubileo. Renzi non era convinto ma s’è fatto convincere anche per le resistenze del Pd romano. La Capitale, in effetti, fu vista come la prima vera sconfitta del premier. Ma prima le bugie sulle spese del viaggio a Philadelphia con imbarazzante smentita di Papa Francesco, poi lo scandalo degli scontrini e delle cene hanno indotto il premier a rompere gli indugi. Intollerabile che un sindaco usi la carta di credito del Comune in ristoranti di lusso giustificando le spese con cene istituzionali tutte da verificare. Intollerabile che il sindaco decida di restituire tutti i soldi spesi, così ammettendo, o perlomeno lasciando lecito sospettare, di averli usati in modo non legittimo. Renzi al telefono con Orfini è categorico: «Tu lo hai salvato e tu adesso muori con lui». Spuntano nuove ricevute non giustificabili e il premier riprende il cellurale. Dall’altra parte c’è sempre Orfini: «Basta, adesso è finita davvero». La sorte di Ignazio Marino è segnata nelle ultime ore, sull’asse Nazareno-palazzo Chigi, con Renzi che definisce Marino «indifendibile». Il premier ha le idee chiare, ma per tutta la giornata di mercoledì resta concentrato su riforme costituzionali e legge di stabilità. Circolano voci di un possibile vertice in serata con Orfini, ma l’incontro non avviene. Renzi del resto ha già chiaro che il sindaco «non ne fa una giusta» e ne parla con i suoi uomini più fidati. «Fino a dieci giorni fa si poteva anche pensare di tenere in piedi Marino. Era comprensibile anche il tentativo di dargli una possibilità, ma adesso è impossibile andare avanti», si spiega dal Nazareno. Renzi è determinato e a tarda sera apre il dossier Campidoglio. Il Papa, le ricevute dei ristoranti, osti e camerieri che smentiscono le versioni fornite dal sindaco per giustificare le spese, l’inchiesta della Procura, la decisione di Marino di restituire tutto. Troppo per pensare di poter arrivare a marzo e votare così nel 2017. Renzi stacca la spina e stavolta Orfini deve chinare la testa. Marino è ormai un uomo solo. Renzi già guarda avanti. «Sarà una partita tosta - ammettono i renziani - ma sarà difficile per tutti, anche per i grillini. Ora, velocemente, dovremo scegliere il candidato». Il dopo Marino è già cominciato. E per Renzi sarà una sfida campale: insieme con Roma voteranno anche Milano, Napoli, Torino, Genova e Bologna. A maggio più che una tornata elettorale di mid-term sarà un voto politico anticipato. Sul Pd e sul governo. Cioè su Renzi.

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