Il caso “minicar” si sposta sul tavolo del tribunale dei minori. Ieri la procura di Roma ha trasmesso il fascicolo alla procura minorile, che dovrà decidere se ascoltare i due giovani, disporre eventuali misure cautelari o chiedere di condurre ulteriori accertamenti.
I due ragazzi, di sedici e diciassette anni, rei confessi delle sei aggressioni avvenute tra Monteverde e Testaccio tra il 4 e il 5 ottobre, sono stati individuati dopo le indagini dei carabinieri e della polizia locale, coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal pm Ambrogio Cassiani.Per entrambi è scattata la denuncia a piede libero per tentato omicidio e lesioni.
L’episodio più grave ha per vittima l’attore Davide Iacopini, quarantadue anni, ora ricoverato all’ospedale San Camillo dopo aver battuto la testa contro un’auto in sosta. «Ci siamo affiancati a un signore in monopattino: gli ho tolto la mano dal manubrio, è lì che deve essere caduto. Poi ho letto il suo nome sul giornale», ha raccontato uno dei due minori agli inquirenti.
Le condizioni dell’attore sono stabili e prosegue la graduale rimodulazione dell’intensità di cura. «Il supporto intensivo rimane ancora completo e i progressi verranno valutati nel corso della prossima settimana», fanno sapere dal nosocomio. «Mio figlio dovrà assumersi le sue
responsabilità, ma non è un mostro. Vorrei parlare con la
mamma di Davide Iacopini e chiederle scusa», ha confessato intanto, in un’intervista a La Repubblica, la mamma del minorenne che era seduto sul lato del passeggero della minicar.
Ora i magistrati della procura minorile dovranno valutare la posizione dei due ragazzi. «Si dovranno valutare le esigenze cautelari, in particolare modo la pericolosità sociale, il pericolo di reiterazione», spiega Daniele Bocciolini, avvocato penalista esperto di diritto penale minorile. «Le misure cautelari che possono essere applicate vanno dalla permanenza in casa all’applicazione di alcune prescrizioni, come il divieto di uscire di casa in determinate ore, fino al collocamento in comunità e da ultimo la custodia cautelare in carcere».
Gab. Ber.
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