Roma Capitale

Gli assessori Pd mollano Marino Pressing sul sindaco, lui resiste

Lasciano vicesindaco, Esposito e Rossi Doria. L'ultimatum: "Dimissioni o sfiducia in Aula". Il primo cittadino prova a contare la maggioranza PROCURA Cene "sospette" Ecco cosa cercano i pm - Dal Pandagate agli scontrini

Sono ore cruciali per Ignazio Marino che dovrebbe dimettersi in giornata dopo lo scandalo delle cene "istituzionali". A comunicarlo fonti parlamentari del Pd secondo cui a questo punto il Comune, affidato a un commissario (con tutta probabilità il prefetto Franco Gabrielli), dovrebbe tornare al voto in primavera. Il vicesindaco Marco Causi potrebbe prendere il suo posto per almeno 21 giorni, cioè il tempo necessario per le consegne al commissario. Sulle dimissioni di Marino il gruppo del Pd in Campidoglio si spacca a metà. Ma il conto alla rovescia è partito, il commissario Pd Orfini e il segretario Sel Paolo Cento si sono sentiti e hanno concordato questa linea: attendono un passo indietro del sindaco entro le 16, altrimenti all’ordine del giorno della loro riunione ci sarà la possibilità di sfiduciare in Aula il primo cittadino. Orfini ha anche sentito telefonicamente il premier Renzi, costantemente informato dell'evoluzione della crisi in Campidoglio, che avrebbe espresso piena condivisione sulla linea delle dimissioni.   Lasciano vicesindaco e tre assessori Nessun passo indietro del sindaco nonostante le dimissioni del vicesindaco Marco Causi, dell'assessore dei Trasporti Stefano Esposito e dell'assessore al Turismo Luigina Di Liegro. Il sindaco avrebbe anche proposto un nuovo rimpasto, il quarto dalla sua elezione in Campidoglio. Una proposta, quella del chirurgo dem, che si scontra con la ferma intenzione del Pd di mettere fine all'amministrazione, anche se fosse necessario, ricorrendo alla sfiducia. Le dimissioni degli assessori Pd sono arrivate nel corso della riunione in Campidoglio tra il primo cittadino e la Giunta dopo le polemiche sulle cene e le spese di rappresentanza del primo cittadino. Dimissioni non formalizzate, al momento, invece, per l'assessore alla Scuola, Marco Rossi Doria, che pure nel corso della riunione avrebbe espresso grandi perplessità sulla possibilità di andare avanti.   L'aut aut del Pd Il Partito democratico, nel caso in cui il sindaco si dimostrasse intenzionato a resistere a oltranza alla richiesta di dimissioni, è pronto a presentare una mozione di sfiducia sulla quale far convergere il  voto delle altre forze politiche in assemblea capitolina. Fonti dem descrivono la mozione di sfiducia come una sorta di "arma finale" per disarcionare il primo cittadino.   La resistenza del primo cittadino Il destino di Ignazio Marino è quindi appeso alle decisioni di Matteo Orfini. Il primo cittadino vuole resistere. Per questo il sindaco ha chiamato a colloquio i consiglieri comunali e i presidenti di Municipio per capire se il loro appoggio resta immutato oppure no. Contemporaneamente gli assessori del Pd, quelli che non hanno ancora rimesso il mandato, hanno lasciato la giunta per andare a colloquio dal commissario del Pd Roma, Matteo Orfini, al Nazareno. L'unico modo per Marino di restare in sella, dunque, è verificare se ha ancora una maggioranza. La verifica è in corso su due livelli: in Campidoglio con i consiglieri e presidenti di Municipio, da Orfini con gli assessori ancora non dimessi. Ovviamente, fanno sapere fonti del Campidoglio, se dal Pd nazionale e da Orfini venisse meno la fiducia potrebbe venire meno anche quella dei consiglieri ancora convinti di continuare. E Marino sarebbe costretto a fare un passo indietro. Tutto è dunque è nelle mani di Orfini.   Sbarramento polizia al Campidoglio Cronisti, operatori televisivi e fotografi davanti al Campidoglio, all'ingresso di Sisto Quarto e al cospetto della Lupa capitolina. Quei turisti, specie stranieri, che ignari di tutto cercano di salire verso il Campidoglio, si ritrovano davanti uno sbarramento di polizia che sta diventando sempre più massiccio, al punto che vengono anche schierati dei mezzi blindati. Sono state anche collocate delle transenne, e tutti i cronisti e operatori costretti a stare al di là delle stesse. "Motivi di ordine pubblico", l'unica risposta che si sente dire dal personale della polizia contattato sul posto. E adesso diventa anche più complicato per i turisti arrivare dai Fori imperiali in direzione del Campidoglio.   Scandalo "cene istituzionali", la Procura congela il fascicolo Intanto la procura di Roma prende tempo e congela per alcuni giorni il fascicolo relativo ai rimborsi delle spese sostenute dal sindaco Marino con la carta di credito dell'Amministrazione comunale. In un vertice di circa un'ora tenutosi a piazzale Clodio, il procuratore Giuseppe Pignatone, l'aggiunto Francesco Caporale e il pm Roberto Felici hanno ritenuto più opportuno attendere gli sviluppi della vicenda politica prima di intervenire. Gli inquirenti, insomma, non intendono interferire in quelle che saranno le prossime decisioni di Marino. Solo a partire dalla prossima settimana l'attività istruttoria entrerà nel vivo con l'acquisizione da parte della sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza della documentazione (presso il Campidoglio e presso la banca) relativa all'utilizzo della carta di credito e al massimale mensile previsto. L'inchiesta, aperta sulla base degli esposti presentati da Fratelli d'Italia e dal Movimento 5 Stelle, continua a essere rubricata a modello 45, cioè contro ignoti e senza ipotesi di reato.

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