Roma Capitale

Mezzo miliardo di extra-costi, 24 varianti: è l’opera dei record negativi

Uffici giudiziari al lavoro per verificare i motivi che hanno fatto slittare l'apertura dell'opera dal 2011 al 2018 (forse)

Almeno mezzo miliardo di euro. Ben 555 milioni di extracosti certificati per «imprevisti», «varianti», «adeguamento prezzi materiale», transazioni varie e pure per il risarcimento a qualche dirigente. La linea C sarebbe dovuta costare «appena» 2,9 miliardi di euro per tutta la sua lunghezza, da Pantano-Monte Compatri (comune a est della Capitale) fino a piazzale Clodio. Invece, ad oggi, si sono già spesi 4,2 miliardi (3,9 senz’Iva) e chissà quanti «imprevisti» e «varianti» devono ancora subentrare da qui al 2024. Tra l’altro, con un ritardo mostruoso. Nel 2007, anno della posa della prima pietra, fu prevista l’inaugurazione il 30 aprile 2011, da Pantano a San Giovanni. Ma solo il 9 novembre 2014, fra mille problemi, ha preso il via «part-time» il tratto fino Centocelle, mentre l’apertura di San Giovanni potrebbe slittare al 2018. Quella della Metro C è una storia di progetti sbagliati, varianti milionarie, contenziosi, super dirigenti, controllati che nominano controllori e inchieste giudiziarie. Un appalto ideato con la formula «innovativa» del Contraente Generale, ma che ha finito per essere inaffidabile. Uno degli errori più macroscopici avvenne già in fase di progettazione, quando nessuno fu in grado di prevenire le perdite di tempo dovute a ritrovamenti archeologici e conformazione geologica del territorio capitolino. Addirittura, il progetto iniziale, redatto in piena era Veltroni, non teneva conto del fatto che la Sovrintendenza ai Beni Culturali considerava «interessanti» anche i ritrovamenti «post-antichi» (risalenti al ’700 e ’800). Fornaci di età romana, falde acquifere mai rilevate: a dicembre 2007 la situazione era in stallo. Basti pensare che gli scavi archeologici sotto la stazione di S. Giovanni durarono ben 29 mesi, da giugno 2011 a ottobre 2013. Gli errori progettuali hanno fatto scatenare il consorzio delle imprese costruttrici, formato da Vianini, Ansaldo e Astaldi e dalle cooperative Ccc e Cmb. Nel giugno 2008 pretendono dagli enti finanziatori (Stato 70%, Comune 18% e Regione 12%) la bellezza di altri 2 miliardi di euro per 24 varianti al progetto originale. Contenzioso chiuso nel 2013 alla cifra di 300 milioni. Attualmente ci sarebbero più di 400 milioni di contenzioso fra le ditte costruttrici e la parte pubblica, fra pagamenti pendenti, interessi, penali e contestazioni varie. C’è la disputa sulla garanzia di software e impianti prodotti da Ansaldo, i cui problemi tecnici causarono a novembre scorso il rinvio dell’apertura della prima tratta Pantano-Centocelle. Ma non è tutto. Il 20 agosto 2014, il Consorzio avrebbe dovuto consegnare la seconda parte della prima tratta, da Centocelle a Lodi, ma i lavori non termineranno prima del settembre 2015. Per questo ritardo, secondo i patti, Metro C spa dovrebbe pagare penali per circa 50 milioni. Dall’altra parte, il Consorzio contesta ritardi sui pagamenti per 192 milioni. E se il Governo dovesse decidere di rescindere il contratto per la prosecuzione dell’opera da Fori Imperiali in poi, la guerra legale potrebbe riaprirsi ufficialmente.

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