L’appello lanciato da Papa Francesco per l’accoglienza dei rifugiati durante l’Angelus dello scorso 6 settembre è stato accolto con entusiasmo dalla diocesi di Roma che si è mobilitata in massa. Sono più di ottanta le parrocchie e gli istituti religiosi della capitale che hanno già dato la disponibilità per accogliere almeno un profugo. Lo comunica il Vicariato che annuncia un approfondimento sul tema nel numero in edicola oggi di Roma Sette, il settimanale diocesano allegato domenicale del quotidiano Avvenire. Cifre importanti ma la campagna di solidarietà non si ferma qui. Nei prossimi mesi, infatti, si aggiungeranno altre iniziative come gemellaggi tra parrocchie, adozione di famiglie da parte di altre famiglie, iniziative di sostegno economico, locali da utilizzare per la formazione che coinvolgeranno tutte le comunità della diocesi e che la Caritas diocesana promuoverà a partire dal 2016. Il «censimento» della Diocesi alla prima scadenza del 30 settembre, peraltro non definitiva, conta 62 parrocchie, 13 istituti religiosi, 2 seminari, 2 case famiglia e 2 istituti pontifici che hanno aderito alla proposta della Caritas per la «prima accoglienza», ovvero quella rivolta a richiedenti protezione internazionale ancora non riconosciuti che saranno inviati dalla Prefettura di Roma, o per la «seconda accoglienza», cioè per i rifugiati già riconosciuti e che hanno terminato il periodo di assistenza nel circuito dell’accoglienza del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, cui aderisce anche la Caritas. L’iniziativa richiede un grande sforzo anche sul piano organizzativo, perché le strutture scelte devono rispondere a criteri ben definiti. Sono in corso i sopralluoghi tecnici che termineranno a metà ottobre. Fino ad oggi sono 17 le parrocchie risultate idonee ad accogliere subito (12 prima accoglienza, 5 seconda); 8 parrocchie dovranno effettuare importanti lavori di ristrutturazione e adeguamento e saranno pronte tra un paio di mesi, 13 sono risultate non idonee a ospitare in quanto incompatibili con le normative. A questo numero vanno aggiunte 16 parrocchie che già collaborano stabilmente con la Caritas diocesana nell’accoglienza dei senza dimora e alle quali è stato chiesto di lasciare gli spazi disponibili per il prossimo «Piano Freddo» (da novembre 2015 a marzo 2016) e che, al termine di questo periodo, potranno dedicarsi a ospitare famiglie. Altre 8 parrocchie, inoltre, mettono a disposizione spazi per promuovere scuole di italiano e mense diurne. «Una straordinaria partecipazione delle parrocchie data la novità e l’originalità della richiesta» ha detto monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, per il quale «l’appello di Papa Francesco ha aperto il cuore dei romani. Occorre considerare - ha commentato il sacerdote - che le nostre comunità sono state chiamate dal Santo Padre a qualcosa che va oltre l’ordinario e la storia pastorale di tutta la Chiesa italiana ed europea». Feroci chiarisce anche perché alcune realtà non sono in grado di rispondere subito all’appello: «I complessi parrocchiali non sono stati pensati per fare questo tipo di accoglienza. Sono anzitutto luoghi di culto e insegnamento, così come avviene per i luoghi di tutte le altre religioni. A questo va poi aggiunto che a settembre l’attività pastorale non è ancora ripresa in pieno e oltre quaranta comunità parrocchiali hanno visto avvicendarsi i propri parroci che in questi giorni si stanno insediando. Per questi era impossibile poter aderire in tempi così stretti». Infine una nota di rammarico: «Purtroppo sui media sono state date letture distorte e offensive; addirittura ci risulta che sono stati offerti soldi a dei rifugiati siriani per indossare una telecamera nascosta e andare a chiedere accoglienza fermando i sacerdoti per strada. Vorrei invece - conclude il direttore della Caritas - che fosse compreso l’enorme sforzo che i parroci stanno facendo insieme alle comunità».
I rifugiati in 80 parrocchie e istituti
In continuo aumento le risposte positive all’appello lanciato dal Pontefice
