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Roma Capitale

Pugno duro di Fortini «Licenziati i sessanta finiti in parentopoli»

Vincenzo BisbigliaChiudere con il passato, fatto di assunzioni selvagge e bilanci "fuori controllo", e aprire un futuro che strizza sempre più l’occhio ai soggetti privati. Ama Spa cambia tutto....

Chiudere con il passato, fatto di assunzioni selvagge e bilanci "fuori controllo", e aprire un futuro che strizza sempre più l’occhio ai soggetti privati. Ama Spa cambia tutto. Così, proprio mentre in Assemblea Capitolina si discute una delibera epocale per il servizio di raccolta di rifiuti a Roma, in una riunione urgente il cda ha deciso il licenziamento di ben 60 persone. Parliamo dei 37 (su 41) impiegati e dei 23 autisti assunti nel 2008, nell’ambito dello scandalo Parentopoli, i cui nomi sono finiti nel dossier che ha portato il Tribunale di Roma a condannare per abuso d’ufficio 4 ex dirigenti fra cui l’ex ad Franco Panzironi. FORTINI SEGUE MARINO La conferma, dopo le parole di qualche giorno del sindaco Ignazio Marino, è arrivata ieri dall’ad Daniele Fortini, che ha rivendicato la legittimità dell’atto, sul quale «il giudice del lavoro non potrà che prendere atto della corretta condotta dell’azienda». «Siamo certi di essere dentro il solco della legalità – ha spiegato - Non potevamo lasciare che venisse ulteriormente proseguito un ingiusto vantaggio patrimoniale a persone che non ne hanno diritto». Fortini ha anche spiegato che «l’azienda, alla luce della sentenza, ha aperto la procedura per il risarcimento del danno contro quegli amministratori e dirigenti». Certo, una cosa è cacciare dei manager, un’altra è licenziare dipendenti comuni. «La tragedia di questi lavoratori che hanno perso il posto – ha risposto seccamente Fortini - è responsabilità di coloro che hanno imbrogliato commettendo un crimine per cui sono stati condannati». E i sindacati che dicono? Lapidaria la Cisl: «Faranno ricorso. Noi non tuteliamo chi è fuori dalle regole». La Cgil, seppur cauta, lancia una stilettata al sindaco: «Avremmo voluto la stessa forza nel rimuovere i dirigenti che hanno prodotto il disastro dell’era Panzironi, a partire da Fiscon. Ma per quello abbiamo dovuto attendere la magistratura. Il cambiamento non si pratica solo colpendo gli obiettivi più semplici». Dura invece l’opposizione: «Faremo richiesta per un accesso agli atti – ha detto il capogruppo di Fdi, Fabrizio Ghera - sulle assunzioni avvenute negli anni precedenti e siamo pronti a denunciare ogni eventuale abuso o discriminazione politica nei confronti dei dipendenti». I PRIVATI NEL CICLO DEI RIFIUTI Il licenziamento dei "miracolati " di Parentopoli è soltanto il primo atto del nuovo corso di Ama. La delibera 113, la cui discussione in Aula Giulio Cesare è iniziata ieri, da una parte stipula con la municipalizzata un contratto di affidamento in house fino al 2029, ma dall’altra traccia una road map per la progressiva privatizzazione dei servizi. Trasformando di fatto Ama in un’azienda leggera, quasi una stazione appaltante. Come? Iniziamo dalla fine, ovvero dallo smaltimento. Il contratto prevede la realizzazione del "progetto Ecodistretti", quattro aree industriali attrezzate al ricevimento di rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata e indifferenziata, che consentano la completa riconversione dei materiali, ossia la trasformazione del "prodotto". Si tratta della fase più importante del ciclo, dove il "rifiuto" diventa "risorsa". Ed è qui che si potranno concentrare gli interessi degli investitori: alla pagina 28 del provvedimento, neanche a dirlo, si afferma chiaramente che «la gestione degli Ecodistretti si ipotizza affidata a terzi» e che questa operazione potrebbe portare un "saving" (risparmio) di circa 16 milioni di euro. Il tanto contestato «partenariato industriale», invocato in delibera. Dice bene dunque l’assessore capitolino all’Ambiente, Estella Marino, quando afferma che «non necessariamente si dovranno cedere quote di capitale di Ama ai privati», in quanto il vero «capitale» sono i rifiuti, che si trasformano in risorsa. Basti pensare che già oggi il 96,3% del differenziato e il 62,7% dell’indifferenziato confluisce in impianti privati, per una spesa così ingente da portare il costo del servizio i gestione rifiuti procapite fra i residenti romani, a 260,2 euro, esattamente il doppio della media nazionale (ferma 186,6 euro). SPAZZAMENTO E RACCOLTA È evidente che, aprendo il vaso di pandora, a questo punto tutti i servizi potrebbero essere potenzialmente ceduti ai privati. Dallo spazzamento, alla raccolta vera e propria (pag. 65 della delibera). Ma, sia chiaro, parliamo dalla fetta minore della torta in termini economici. Nonostante il caos scatenato dai sindacati e da Sel, oltre che dai lavoratori che giustamente si sentono minacciati da future esternalizzazioni che in questo settore hanno quasi sempre generato, a lungo andare, drammi occupazionali. L’ingresso dei privati in tutti i passaggi del ciclo dei rifiuti, secondo quanto ipotizzato nel contratto di servizio, dovrà portare ad un risparmio di ben 55 milioni di euro.

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