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Roma Capitale

Mafia Capitale, verso i patteggiamenti

Il pm dice "sì" al rito speciale per quattro dirigenti della coop «La Cascina» L’accusa è di corruzione in concorso, tra gli altri, con Luca Odevaine

Quando mancano 43 giorni al processo che vede seduti imputati gli esponenti principali di Mafia Capitale, c'è chi sceglie strade diverse e punta a patteggiare la sua pena. Accade soprattutto tra gli ex dirigenti della cooperativa «La Cascina», cooperativa vicina a CL e al Vaticano, i cui legali hanno concordato con la procura un patteggiamento che prevede pene che variano dai 2 anni e 8 mesi a 2 anni e 6 mesi di reclusione. Tra gli ex de «La Cascina» coinvolti nell'inchiesta Mondo di Mezzo e che ora cercano un accordo con la magistratura spicca il nome di Francesco Ferrara. L'uomo, nel novembre del 2014, era presente alla cena di finanziamento elettorale per Renzi. Tra coloro che hanno richiesto il patteggiamento c'è anche Carmelo Parabita, detto Carmine. Era membro del Cda de «La Cascina», e della cooperativa sociale Domus Caritatis, che si occupa di accoglienza profughi. Anche Salvatore Menolascina ha bussato alla porta della procura. È accusato di aver promesso a Luca Odevaine, all’epoca componente del tavolo nazionale sull’immigrazione, «una retribuzione di 10mila euro mensili, aumentata a 20mila euro dopo l’aggiudicazione del bando di gara del 7 aprile del 2014» per la gestione del centro di Mineo. Secondo le intercettazioni dei Ros, Menolascina sarebbe una figura importante. «Le decisioni - spiega Odevaine parlando con il suo commercialista - le prende Salvatore». Dulcis in fundo compare Domenico Cammisa, responsabile del Sud Italia per «La Cascina». É lui a spiegare a Odevine, nel marzo del 2014, l'importanza di Menolascina: «Io sono disponibile...se devo essere io...diciamo, no? O se dobbiamo essere noi, perché...se sono io e Salvatore e lui è la stessa cosa...cioè...poi se vorrà...se Salvatore dice: no no me la vedo io, ubi maior minor cessat». La palla passa al gip.

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