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Roma Capitale

Il Comune «scarica» i bimbi rom

I nuovi operatori impreparati costretti a lasciare i ragazzini in strada

Una settimana senza andare a scuola. Per poi, al primo vero giorno, venire consegnati come pacchi postali ai cancelli degli istituti. Senza alcun aiuto, alla faccia dei presunti programmi di integrazione sbandierati dalla Giunta di centrosinistra. Salvo rare e virtuose eccezioni, non è ancora iniziato l’anno scolastico per le centinaia di bimbi rom ospiti dei 18 campi del Comune di Roma. Parliamo di ragazzini delle scuole elementari e medie, quindi dai 6 ai 13 anni. È scaduto il 31 agosto, infatti, il bando semestrale varato dall’ex assessore Paolo Masini per il trasporto e l’integrazione scolastica piccoli provenienti dalle famiglie nomadi. Così, per evitare proroghe fuorilegge, il Campidoglio ha affidato il servizio fino a dicembre alla Roma Multiservizi, la società capitolina partecipata da Ama Spa. Il problema è che, a quanto si evince dai racconti delle famiglie e degli stessi operatori della Multiservizi, l’affidamento del servizio sarebbe arrivato tra capo e collo e i nuovi addetti non saprebbero bene cosa fare o come comportarsi quando arrivano nei campi. «Sui bus che arrivano a Salone – raccontano alcuni operatori del campo La Barbuta – sono saliti pochi bimbi, meno di una ventina su un campo che ospita quasi mille persone. Gli autisti raccattavano i ragazzini che trovavano e li facevano salire. Ma spesso non sapevano nemmeno a quale scuola dovevano andare».   Anche i lavoratori Multiservizi sembrano allo sbando: «In alcuni casi ci hanno dato elenchi non aggiornati. Il nostro compito si ferma al trasporto, non dobbiamo fare pubbliche relazioni con le insegnanti». Nonostante la stragrande maggioranza di questi bambini, pur essendo nati a Roma, non parli nemmeno l’italiano e tutti necessitino di un’attenzione diversa da quelli provenienti da famiglie comuni. «Se continua così questi ragazzini saranno destinati tutti ai semafori – racconta un operatore Ermes, ieri in protesta al Campidoglio - Vanno a scuola, forse, solo quelli dei campi meglio integrati con la città, come Gordiani». Da fine luglio, assessore capitolino alla Scuola è Marco Rossi Doria, uno che sulle politiche dell’integrazione ci ha costruito un percorso intellettuale, prima che politico. «Non potevamo fare deroghe – affermano dall’assessorato – e non abbiamo ancora consultato i dati sulle frequenze dell’ultimo semestre. Sicuramente la soluzione Multiservizi è temporanea, il prof. Rossi Doria ha a cuore la tematica: stiamo studiando un bando più efficace da proporre quanto prima».   Non che in precedenza i risultati fossero stati eccellenti. Anzi. I 1800 minori rom vanno a scuola in media 10 giorni al mese, eppure il Comune di Roma ogni anno spende oltre 3 milioni di euro l’anno per questo servizio. La frequenza fino al 2014 era pari al 42%. Numeri mai cambiati, nemmeno con l’avvento in Campidoglio di Ignazio Marino, che in compenso ha fatto sparire la parola «nomadi» dalle carte ufficiali del Comune. (Foto tratta dal documentario "Dragan aveva ragione" di Camillo Maffia e Gianni Corbotti)

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