Dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, passando per la Corte dei Conti e la Finanza. Ma, com’era evidente, il destinatario delle 145 pagine sugli appalti capitolini dal 2011 al 2014 è il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone. Il numero uno di Piazzale Clodio sta esaminando in queste ore il dossier e valuterà, in base al suo contenuto, se farla confluire o meno nel fascicolo di Mafia Capitale. Il documento proveniente da via Minghetti contiene un giudizio assolutamente negativo del periodo a cavallo fra la Giunta di Gianni Alemanno e quella di Ignazio Marino. In particolare, durante la guida del centrodestra, il 38,20% delle gare sono state assegnate con affidamento diretto o procedura negoziata; la percentuale sale addirittura al 77,85% durante l’anno e mezzo di guida del centrosinistra in esame. Anche se poi gli ispettori sembrano in qualche modo giustificare la gestione di Marino, parlando di contrazione dei fondi a disposizione e ritardata approvazione dei bilanci negli anni precedenti. «La fotografia scattata da Cantone, purtroppo, è reale - il commento dell’assessore alla Legalità di Roma Alfonso Sabella - però sia chiaro che quella foto è del passato, Roma è cambiata». Proprio il magistrato assessore ieri è stato protagonista di un’aspra polemica con l’ex sindaco Gianni Alemanno. Sul piatto la norma che prevede di riservare il 5% degli appalti in bilancio alle cooperative sociali che prevedono l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. «Con Alemanno il 5% degli appalti del bilancio era stato affidato alle cooperative per imposta sotto la soglia dei 200mila euro», ha detto Sabella a Sky Tg24, beccandosi la risposta dell’ex sindaco: «Da Sabella mi aspetterei una maggiore precisione nelle dichiarazioni e nei riferimenti di legge: dovrebbe sapere che la riserva del 5% alle cooperative sociali è una norma prevista per legge che tutti i Comuni devono applicare». Qui l’attacco del magistrato: «Alemanno dovrebbe sapere che la presunta norma nazionale che imporrebbe ai Comuni di destinare il 5% del bilancio alle convenzioni con le cooperative sociali semplicemente non esiste». Non esiste? E allora, cosa ha criticato nei giorni scorsi Gabrielli? Da dove è uscita questa usanza? Prova a chiarirlo lo stesso Sabella contattato da Il Tempo : «Non c’è nessuna norma nazionale che lo impone - afferma il magistrato - Ne ho parlato anche con Gabrielli. Si tratta di una delibera capitolina del 2009. L’unica cosa che esiste, di livello diverso da quello comunale, è un provvedimento della Liguria, con indicazione generica. Le indicazioni della Ue, invece, fanno riferimento alle gare con evidenza pubblica, ma non mi pare questo il caso». Sabella è intervenuto nella giornata di ieri anche sulla corsa contro il tempo per l’assegnazione e realizzazione dei lavori per il Giubileo. «Con le gare europee non ce la facciamo, neanche a pubblicare i bandi. Per le gare sopra un milione di euro vediamo quali sarà necessario fare. Stiamo modulando il piano sulla base delle priorità, in particolare sui trasporti pubblici, dove bisogna allocare qualche risorsa in più. I tempi sono stretti, ma ce la faremo».
Dossier Anac, inchiesta anche in Procura
La relazione sugli appalti capitolini sulla scrivania del procuratore capo Giuseppe Pignatone
