Roma Capitale

Roma-Latina, una sola condanna

Il dirigente regionale De Filippis dovrà restituire 600 mila euro

L’unico a pagare per il danno erariale causato dagli sprechi dell'autostrada Roma-Latina, della quale non è stata ancora posta la prima pietra, sarà il dirigente regionale Raniero De Filippis. La Corte dei Conti l'ha condannato a rifondere alla Regione Lazio 600 mila euro. Per le altre 10 persone imputate, tra cui l'ex governatore Francesco Storace, il collegio ha dichiarato prescritta l'azione contabile. Nel mirino della procura contabile era finito l'iter amministrativo che aveva permesso di delegare la progettazione e la realizzazione dell’opera senza indire una gara pubblica. Gli incarichi che Arcea (società partecipata al 51% dalla Regione) ha commissionato con affidamento diretto al Consorzio 2050, dopo il 2007, sono stati infatti retribuiti senza applicare alle tariffe alcun ribasso. È stato quantificato in 19 milioni il danno da «mancato risparmio» subito dalla Regione. Nell’udienza dello scorso 7 luglio il pm contabile aveva chiesto di condannare a risarcire questa cifra Storace, il suo assessore ai Lavori pubblici Giulio Gargano, i dirigenti De Filippis, Raimondo Luigi Besson, Patrizio Cuccioletta e Bernardo Fabrizio; nonché i vertici di Arcea: Andrea Abodi, Ruggiero Borgia, Flavio De Luca, Aurelio Saitta e Roberto Serrentino. Secondo i giudici contabili «il ribasso che sarebbe stato conseguito, riferendo il valore della progettazione al suo prezzo di mercato, è di 9.344.076 euro». A firmare l’atto ricognitivo del 2009 è stato De Filippis, direttore del Dipartimento Territorio. La Corte, però, ha ritenuto giustificata «un'ampia riduzione del danno a lui imputabile», fino a raggiungere la cifra di 600 mila euro, «non essendo provato – si legge nella sentenza – il ruolo esclusivo dell'omissione di De Filippis ed emergendo, anzi, analoghe omissioni da parte di altre figure dirigenziali, non convenute in giudizio, nonché l'attiva e pressante partecipazione della sfera politica nella determinazione del corrispettivo, in persona di soggetti istituzionali di vertice non covenuti». Per quanto riguarda la posizione di Storace, «il comportamento tenuto dall'allora presidente della Regione – si legge nella sentenza – presenta omissioni ascrivibili quantomeno a colpa grave». All'attuale capogruppo La Destra del Lazio, in sostanza, viene contestato il fatto di «non aver dato disposizioni interne a livello di Giunta sulla necessità di adeguare gli affidamenti di Arcea alla normativa vigente». Tuttavia, gli anni a lui imputabili (2004 e 2005) sono coperti dalla prescrizione. «Lo stesso non può dirsi per l'attività di progettazione successiva – spiegano i giudici – All'omissione di Storace nulla è seguito, nemmeno sotto la successiva presidenza della Regione (quella di Piero Marrazzo, ndr), dal 2 maggio 2005 in poi, infatti, si è svolta forse la parte più consistente dell'attività di progettazione di Arcea». L'ex governatore Marrazzo, però, non è stato citato in giudizio dalla Procura contabile.

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