Roma Capitale

Baby squillo, 9 anni di carcere a Ieni

La Corte d'appello ha abbassato la condannada 10 a 9 anni e 4 mesi per Mirko. Al commercialista inflitti 4 anni invece di 6. Pena più bassa anche per un cliente

Qualche spicciolo di sconto sulla pena ma, nella sostanza, regge anche in secondo grado la condanna per gli 8 imputati finiti nello scandalo delle baby squillo dei Parioli. I giudici della terza corte d’appello hanno infatti seguito la strada tracciata dai loro colleghi di primo grado, ribadendo condanne pesanti nei confronti di Mirko Ieni (il barista considerato come l’artefice e il gestore del giro di prostituzione minorile) a cui il Tribunale ha ridotto la pena di 8 mesi rispetto ai dieci anni di carcere sanciti precedentemente e nei confronti della madre della più piccola delle ragazzine, a cui è stata confermata la pena di sei anni di carcere. Sostanziale conferma anche per la altre condanne: Nunzio Pizzacalla (il sottufficiale dell’esercito di stanza all’Aquila accusato di avere postato sul sito «Bakekaincontri» l’annuncio che per primo calamitò le ragazze nel vortice), condannato a 7 anni; Danilo Sbarra (il commercialista a cui vengono contestati, oltre ai frequenti rapporti con le due minorenni, il possesso di loro foto pornografiche) condannato a 4 anni (a fronte di una condanna in primo grado a sei anni di reclusione); Mario Michael De Quattro (che avrebbe tentato di estorcere 1500 euro ad una delle ragazze minacciandola di rendere pubblico un filmato «hot» rubato durante un incontro sessuale), condannato a tre anni grazie allo sconto di un anno rispetto alla sentenza di primo grado; e poi Marco Galluzzo (l’uomo accusato di avere ceduto cocaina in cambio di una notte di sesso), condannato a tre anni e 4 mesi con 8 mila euro di multa, confermata infine la condanna a un anno di reclusione e 3mila euro nei confronti di Gianluca Sammarone e di Francesco Ferraro, gli unici imputati a cui è stata concessa la sospensione della pena. «Papponi» che si vantavano di «avere due stronze che mi fanno guadagnare 600 euro al giorno» e clienti che riempivano le proprie solitudini attraverso i corpi di due ragazzine neanche sedicenni; e ancora spacciatori improvvisati e militari col pallino del sesso proibito: tutti protagonisti, assieme alla madre di una delle due ragazze, che del meretricio della figlia - scrivevano i giudici nella prima sentenza - ricavava i soldi per spese e capricci personali, di una storia terrificante cucita addosso alla pelle di due ragazzine giovanissime, finite loro malgrado in un vortice impazzito di cocaina e clienti, prima in auto, poi direttamente in uno scantinato di un palazzo signorile dei Parioli. Una storiaccia che ha visto coinvolti anche un paio di personaggi «famosi» (tra cui l’ex ad delle ferrovie e marito dell’europarlamentare Mussolini, Mauro Fiorani) beccati dagli inquirenti a frequentare l’appartamento preso in affitto da Mirko Ieni. «Emerge - scriveva il giudice per le udienze preliminari nelle motivazioni della sentenza che aveva condannato gli imputati a oltre 40 anni di carcere complessivi – un desolante quadro di superficialità e cinismo, che accomuna organizzatori della prostituzione minorile e clienti, nel consapevole intento di approfittare per il proprio tornaconto (sia esso economico o di soddisfacimento della libido sessuale) dell’evidente incapacità delle due ragazzine di rendersi pienamente conto delle conseguenze di ciò che stavano compiendo».

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