Roma Capitale

Medicina, in 60mila ai test di ammissione

Proteste sui social network e un flash mob nella notte di fronte al ministero della Pubblica Istruzione contro il numero chiuso - Il compito di Medicina

È scoccata l'ora dei test per l'accesso ai corsi di laurea a numero chiuso in Medicina e Odontoiatria. Alle 11 in tutti gli atenei pubblici coinvolti sono iniziate le prove (100 minuti per rispondere a 60 domande) che decideranno le sorti degli aspiranti camici bianchi. A luglio si sono iscritti alle prove, attraverso il portale Universitaly.it, in 60.639, mentre per Veterinaria (l'esame è in programma domani) le iscrizioni sono state 7.818. Successivamente i candidati hanno dovuto confermare la loro volontà di partecipazione versando una tassa di iscrizione alle prove. I candidati che hanno ulteriormente perfezionato l'iscrizione sono 57.041 per il test di Medicina-Odontoiatria e 6.716 per Veterinaria. I posti disponibili sono però 9.530 per Medicina, 792 per Odontoiatria e 717 per Veterinaria. Il test Anche per le prove di quest'anno restano 60 i quesiti a risposta multipla, che presentano 5 opzioni tra cui il candidato deve scegliere. La ripartizione del numero di domande per ciascun argomento è stata modificata dal Miur in favore del numero dei quesiti delle materie disciplinari con una riduzione delle domande di cultura generale (solo 2), mentre sono 20 i quesiti di ragionamento logico, 18 di biologia, 12 di chimica e 8 di matematica e fisica. Per il test di Medicina in lingua inglese le iscrizioni a luglio sono state 3.918. La tassa d'iscrizione è stata poi versata da 3.885 candidati. I posti sono 204 per cittadini comunitari e non residenti in Italia e 101 per i non comunitari residenti all'estero. Le prove si svolgeranno il 16 settembre. Quanto incassano le Università dai test Circa tre milioni di euro. A tanto ammonta l'incasso per le Università italiane in cui gli aspiranti camici bianchi stanno svolgendo i test di accesso a Medicina. Secondo una stima realizzata dal portale specializzato Skuola.net, i 57.000 aspiranti camici bianchi attesi oggi alla prova nelle università pubbliche hanno infatti sborsato complessivamente una cifra vicina ai 3 milioni di euro. Il tutto nonostante una contrazione degli iscritti paganti di ben 7.000 unità rispetto alla precedente tornata. Solo poco più di 9.000 candidati eccellenti avranno il posto, agli altri la magra consolazione di ritentare. Infatti, secondo un'indagine di Skuola.net su 600 candidati, 3 su 4 hanno già contemplato l'opzione fallimento e si sono preventivamente iscritti ad almeno un altro test d'ingresso, versando la relativa tassa. Buone notizie per le casse degli Atenei, che con buona probabilità riescono a marginare con la tassa d'iscrizione. In teoria il costo vivo della prova di selezione dovrebbe essere simile per tutte le università pubbliche. D'altronde ai candidati viene somministrato lo stesso test, ideato, prodotto, distribuito e corretto dal Cineca. Eppure la forbice dei costi di iscrizione al test di Medicina è compresa tra i 10 euro di Milano Bicocca e i 100 euro delle quattro università più costose: la Federico II e la Seconda Università di Napoli, L'Università del Piemonte Orientale Vercelli- Avogadro, l'Università di Salerno. Con 90 euro di costo di iscrizione rientra tra le prime 5 l'Università di Messina. Ben più economiche, dopo la Bicocca di Milano, le sarde Cagliari e Sassari (22 euro e 25 euro), e la veneta Padova (27 euro). Molto al di sotto la media, che si attesta intorno ai 50 euro a candidato per le università pubbliche, Tor Vergata di Roma e l'Università de L'Aquila: chiedono "solo" 35 euro. Su questa base si può stimare che nelle casse delle università pubbliche entrino poco meno di 3 milioni di euro. Si tratta di una rendita di circa 300 euro per ogni posto messo a disposizione. "Nonostante la graduatoria nazionale, che permette a uno studente di partecipare all'assegnazione dei posti virtualmente in ogni sede ateneo pubblico italiano, i test di ingresso continuano a costare in maniera diversa di città in città - dichiara Daniele Grassucci, Responsabile della Comunicazione del portale Skuola.net - non si capisce il motivo per cui in alcuni atenei il test costi 100 euro e in altri poco più di 30. Se questa cifra serve a coprire i costi vivi dell'organizzazione, allora bisognerebbe effettuare una spending review negli atenei più costosi. Altrimenti vien da pensare che sia un'occasione per lucrare sugli studenti". La protesta Le proteste sui social network non sono mancate. Ma i tweet non sono stati gli unici modi con i quali i ragazzi si sono fatti sentire. Infatti le proteste contro il numero chiuso, in particolare contro quello di Medicina, sono iniziate stanotte con il flash mob romano sulle scale del Ministero della Pubblica Istruzione. Gli studenti di Link-Coordinamento Universitario, l'Udu e la Rete della Conoscenza hanno srotolato uno striscione con su scritto "Vogliamo un'università senza barriere, no al numero chiuso" e dietro un muro di cartone su cui era possibile leggere lo slogan "Il numero chiuso non è salutare". E proprio questo è stato il motto che ha accompagnato le azioni di protesta che si sono svolte nelle principali città italiane senza compromettere lo svolgimento delle prove.

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