Roma Capitale

È guerra alle apette concorrenti sleali

Abiti, fiori, panini: affari d’oro senza licenze

Dalle «storiche» apette che vendono fiori, alle moderne «ape pizza» passando per i mezzi a tre ruote pieni zeppi di abiti da acquistare, l'ultima invenzione per chi vuole fare commercio a Roma, che in alcune vie o piazze della Capitale sono diventate un appuntamento fisso anche per signore ben vestite e alla moda. È il commercio itinerante, per alcuni inevitabili, per altri scomodo, se non in qualche caso abusivo. Confcommercio e Confesercenti calcolano tra le 800 e le mille apette che circolano ogni giorno a Roma. Costi bassissimi, guadagni a due cifre, tra 100 a 400 euro al giorno, e spesso esentasse perché lo scontino o la ricevuta sono un miraggio. La Confcommercio Roma ha inviato prima dell'estate un esposto ai vigili urbani, Comune e Municipi, per far presente che il fenomeno si sta espandendo e crea concorrenza sleale. La Regione ha deciso di fare sul serio e nella nuova legge sul commercio ha previsto di vietarlo nei Comuni che superano i 500 mila abitanti, ma il testo deve ancora essere approvato e intanto il fenomeno prolifera. Perché è vero che a Roma le licenze sono bloccate, ma in altri comuni no, è lì che vengono rilasciate e questi mezzi, che entrano nella Capitale e che dovrebbero «itinerare» invece stazionano, con il risultato che le postazioni, sono diventate «fisse».   DOVE SI TROVANO Ovunque ci sia gente, dove le strade sono commerciali, ecco spuntare un'apetta all'incrocio di una via o di una piazza, quasi sempre ferma in violazione del codice della strada. Federmoda-Confcommercio cita il caso di quella che vende abbigliamento a piazza Mazzini, in via Ugo Ojetti, in viale Trastevere e nei pressi del mercato Testaccio e poi all'Eur, vicino viale Europa, a Ponte Milvio, nei pressi dei locali più alla moda, in piazza Euclide e in via di Vigna Stelluti, nella zona di San Giovanni.   CHI SONO A bordo del mezzo è un commerciante titolare di una licenza «itinerante», a caccia dell'affare. Nel caso dei fiori sono abusivi, che prendono i fiori al mercato all'ingrosso di via Trionfale e li rivendono per strada a prezzi impossibili da sostenere dai fiorai autorizzati ( che chiudono al ritmo di 250 punti vendita all'anno). Panini e bibite vendute sulle apette stanno spazzando via camion bar e chioschi, con il vantaggio di servire le aree turistiche più ambite senza bisogno di autorizzazione di occupazione di suolo pubblico .IL BUSINESS Notevole è il giro d'affari per chi vende abbigliamento, generi alimentari e fiori. In questo ultimo caso le associazioni di settore calcolano guadagni di circa 100 euro che moltiplicate per 400, il numero dei furgoncini presenti a Roma per difetto, fanno 40 mila euro ogni 24 ore. Un milione 200 mila euro al mese, esentasse. Chi commercia in vestiti può arrivare a guadagnare anche 400 euro al giorno, anche se il numero dei mezzi è minore, tra le 150 e le 200 apette su tutto il territorio capitolino. Anche in questo caso lo scontrino è un miraggio. «Non è un problema da sottovalutare – sottolinea Massimiliano De Toma, Presidente di Federmoda-Confcommercio Roma – sia per il danno erariale che per la concorrenza sleale ai negozi autorizzati».

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