Roma Capitale

Non si ferma all’alt e travolge una moto 2 morti sulla Cassia

Vittime il conducente della Panda e un libanese alla guida dello scooter

Un inseguimento durato oltre un’ora, dal Grande Raccordo Anulare fino alla via Cassia. La Fiat Panda, uscita da un parcheggio a pochi metri dallo svincolo per il quartiere di Roma nord, non accenna a frenare dopo l’alt imposto dagli agenti. Riesce anzi, ed incredibilmente, a dar filo da torcere alla volante della Polizia Stradale che informa la Questura delle ricerche della macchina, dileguatasi nel frattempo grazie a sorpassi e manovre azzardate. Mancano quindici minuti alle due dell’altra notte quando, all’altezza del civico 576 e a pochi passi dall’ospedale San Pietro, il ragazzo al volante perde il controllo dell’utilitaria ribaltandosi fino a travolgere lo scooter Yamaha che arrivava dal senso di marcia opposto. In sella c’è Wissam Bou Rached, un libanese di 45 anni regolare in Italia e padre di due bambini. Muore sul colpo tanto è forte lo schianto. La Panda, che schizza in avanti capovolgendosi per i successivi duecento metri, finisce invece contro un albero prima e due cassonetti dell’immondizia poi accartocciandoli come fossero cartacce. All’arrivo dei vigili del fuoco, al lavoro per tagliare le lamiere dell’auto, i due ragazzi a bordo sono ancora vivi. Il passeggero, Samuel Tac Sahil, indiano appena 20enne, viene trasportato in codice rosso al policlinico Gemelli dove è tuttora ricoverato in condizioni disperate. Il coetaneo alla guida, Matteo Priori romano e già noto alla giustizia per stupefacenti, muore poco dopo l’arrivo al pronto soccorso davanti al quale è avvenuto l’incidente. Impegnati sul posto per i rilievi, con tre pattuglie, i vigili del Gruppo Montemario e Cassia: sconosciuti, ad oggi, i motivi dell’inseguimento che ricorda, per la sua drammaticità quello che a maggio scorso costò la vita alla 44enne filippina Corazon Abordo, in via Mattia Battistini. Intanto, come fosse un bollettino di guerra, cresce puntuale il numero delle vittime di incidenti nella Capitale. Da venerdì scorso a mercoledì (ieri n.d.r.) sono state sei le persone a perdere la vita nelle strade di Roma. Dopo l’investimento di Elena Fortuna, la 59enne romana uccisa da un furgone impazzito mentre rientrava in ufficio dalla pausa pranzo, alle due del pomeriggio in pieno centro storico, la lista di vittime non ha conosciuto pause. Venerdì scorso a Ostia un 43enne romano è morto dopo lo scontro frontale con un minivan nel tentativo di schivare una delle numerose buche transennate. Quindi la spettacolare carambola che ha strappato la vita al 46enne Claudio Salini, il costruttore romano attorno al quale ieri pomeriggio amici, parenti e colleghi si sono stretti per l’ultimo saluto. Poi il 40enne investito a Frattocchie lunedì sera e l’incidente a Ponte Milvio dell’altro ieri notte nel quale un 23enne romano, ma di origini nigeriane, ha perso la vita dopo essersi schiantato al volante di una Fiat Seicento su un albero insieme a tre amici con lui a bordo e tuttora ricoverati in gravi condizioni. «Abbiamo proposto al Comune un aumento dei servizi notturni finalizzati alla sicurezza stradale e completamente finanziati dai proventi delle contravvenzioni – commenta Stefano Giannini del Sulpl - In questo modo le multe fatte con lo street control andrebbero a pagare i vigili la notte a presidio del territorio. Tuttavia il Campidoglio ha rifiutato per spendere poi diversamente quanto guadagnato con le multe. Noi insistiamo perché l’insicurezza stradale è da considerarsi la mafia più violenta a Roma».

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