Si sono incatenate, hanno issato le tende in via del Tempio di Giove e in quaranta vi hanno passato la notte. Ieri alla fine di una giornata estenuante hanno pure pensato di cambiare location e spostarsi direttamente a Palazzo Chigi, sotto le finestre di Renzi. Le «pasionarie» maestre di asili e nidi comunali «più 36 mesi» sono esacerbate perché non vedono ancora la luce in fondo al tunnel. La trattativa con il Comune per evitare il licenziamento è giunta ad uno stallo. Finora si sono fidate del neo assessore alla Scuola Rossi Doria (anche lui è un maestro e dice di essere in emergency Roma e che deve uscirne») ma sono deluse del fatto che si sono allungati i tempi per uscire dall’emergenza. Per Rossi Doria bisogna pazientare almeno una settimana. Deve raccogliere 4 firme da altrettanti ministeri (di uno già ce l’ha). A rischiare il lavoro sono circa 5000 tra insegnanti ed educatrici precarie che coprono le supplenze non date per incarico e, dunque, garantiscono la «copertura dell’organico giorno per giorno». A metterle su una strada è stato il bando del 14 agosto pubblicato dall’amministrazione capitolina il 21 agosto che recependo la sentenza della Corte Europea l’impiego del lavoro precario non oltre i 36 mesi di fatto cancella dalla graduatoria della quarta fascia le supplenti che quel limite lo hanno superato. «Attendiamo le prossime ore: quando ci sarà una nota da Palazzo Chigi saremo in grado di firmare i contratti e di tornare alla situazione dell'anno passato - ha assicurato Rossi Doria - per quest'anno verranno rinnovati i contratti e nel corso dell'anno verrà risolta la situazione» in maniera definitiva. Secondo l'assessore «è necessario risolvere la divaricazione normativa fra dipendenti dello stato e dipendenti dei comuni che svolgono lo stesso compito - ha spiegato l’assessore - lo Stato deve fare per i comuni ciò che ha fatto con la Buona scuola». Ecco il motivo per cui le maestre vorrebbero trasferirsi sotto Palazzo Chigi. All’incontro con i sindacati ieri pomeriggio è intervenuto anche il vicesindaco Marco Causi : «Stiamo seguendo la vicenda ora per ora» ha detto alle maestre. Le maestre chiedono ai genitori «di sostenerle» nella lotta. Ma l’attività dei nidi, riaperti ieri, è veramente critica. In quasi tutti mancavano dalle 4 alle 6 -7 educatrici. Gli inserimenti, in questa situazione, non si possono fare. In alcuni nidi alcuni bambini sono stati rimandati a casa. I genitori sono preoccupati. Molti infuriati hanno già annunciato che non pagheranno la retta. E chi l’ha già pagata si sente beffato due volte. Il problema delle maestre capitoline riguarda tutti i comunu diItalia. Ma a Roma è molto più grave per i grandi numeri. Il 15 settembre, poi, si aprono le scuole dell’infanzia e se la situazione non si sblocca saranno dolori. Anche l’opposiozione segue con apprensione il caso. Fabrizio Ghera e Lavinia Mennuni di Fdi-An: «Abbiamo chiesto l'annullamento del bando incostituzionale, e presentato una mozione, già firmata da altri esponenti, per salvaguardare le i precarie che rischiano il posto di lavoro. e per garantire un servizio adeguato alle famiglie romane».
Nidi senza supplenti: bimbi rimandati a casa
Penalizzati i nuovi arrivati. I genitori infuriati minacciano: non paghiamo più le rette
