Nel quartiere dove ha perso la vita Marco, il bimbo morto nell’incidente alla stazione Furio Camillo della Metro A, si riaccendono i riflettori sul fronte sicurezza a tutto campo. A partire dalle aree verdi che costellano l’Appio Latino: dal parco dell’Appia Antica a quello della Caffarella. Polmoni green che versano nell’incuria, legati a doppio filo ai pericoli dietro l’angolo per via dell’abbandono, terribili soprattutto per le categorie più a rischio, anziani e bambini che li frequentano. Col decoro trasformato in optional: dalla carenza dei cestini dei rifiuti dappertutto allo stato, che stacca decisamente all’occhio, in cui versa Villa Lazzaroni. Panchine divelte, erba alta a coprire perfino la statua della Madonna attorniata dai rovi, con la pista di pattinaggio che è davvero un pianto. Ristrutturata nel 2011, ora non sembra più nemmeno lei, così com’è rovinata, scolorita, con le inferriate arrugginite, immersa nella desolazione totale. I residenti si danno da fare volontariamente, ma il volto della storica villa della Capitale, punto di riferimento del quartiere, non è più tale ormai da mesi. Basta soffermarsi sugli edifici che cadono a pezzi al suo interno, sui muri scrostati, sulle buche diventate crateri che rimangono transennate da settimane, le centraline elettriche aperte, come pure sui casolari divenuti la fucina dello sfogo dei writers di turno e le fontane che non si riconoscono più, compresa la principale, a secco, come documentato dall’inchiesta de Il Tempo. Le giostre chiuse fanno parte del panorama. «Far giocare i bimbi diventa complicato: ci sono rischi ovunque. E poi questo era un posto fantastico; lo guardi ora, con la vegetazione incolta è diventato pure triste - dice una mamma - Nemmeno per Pasquetta ci vengono più le famiglie, e quando ci facciamo una passeggiata rimangono impresse nella memoria le immagini di qualche anno fa: la villa curata e pulita, con i sentieri percorribili senza inciampare». Un capitolo scottante quello della manutenzione a dir poco latente delle aree verdi ridotte a brandelli sotto il naso di romani e turisti, strozzate anch’esse dai tentacoli di Mafia Capitale. A pagarne il prezzo più alto sono specialmente le ville traboccanti di storia dell’Urbe, come appunto Villa Lazzaroni. È bastato farsi un giro d’insieme a documentare le condizioni in cui si trova uno dei cuori pulsanti della zona. Ma i residenti non si danno per vinti, a colpi di partecipazione e giornate di pulizia organizzate anche nei mesi estivi e dialogo con le istituzioni: la rivogliono proprio identica com’era un tempo. Anche se sanno che sarà un’impresa.
Panchine divelte, rovi e giostre chiuse: benvenuti a Villa Lazzaroni
Nel quartiere dove ha perso la vita Marco, il bimbo morto nell’incidente alla stazione Furio Camillo della Metro A, si riaccendono i riflettori sul fronte sicurezza a tutto campo. A partire dalle...
